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Intesa vara il «polo» per le Pmi: 200 società pronte per Piazza Affari

Tutto, ovviamente, dipenderà dall’andamento dei mercati finanziari. Ma se le condizioni dei listini lo permetteranno, per molte Pmi italiane lo sbarco in Borsa potrebbe diventare realtà. Partner di questo percorso punta ad essere Intesa Sanpaolo, che intende così sviluppare la vocazione di banca di investimento nel segmento delle imprese piccole e medie ad alto tasso di crescita. Il gruppo bancario, e nello specifico la divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha già individuato, tra le oltre 200mila aziende clienti, circa 2mila realtà con esigenze di finanza straordinaria. Di queste, circa 200 sono quelle che «già oggi, per performance finanziarie e crescita prospettica, presentano il giusto profilo per accedere al mercato dell’equity», spiega Barrese al Sole 24Ore.
Il cluster è formato da imprese d’eccellenza, con un’elevata propensione all’export, fatturati che vanno da poche decine fino a 150 milioni e con un Ebitda superiore al 10%. I settori di appartenenza sono i più disparati, e spaziano dalla meccatronica all’agroalimentare, dall’abbigliamento all’arredamento. Nomi di Pmi magari meno note al grande pubblico – Damiano, Latteria Sociale Mantova (agroalimentare), Fabiana Filippi (maglieria), Bruno Presezzi (alluminio), solo per citarne alcune – ma spesso leader nei propri segmenti di appartenenza. «È chiaro che le condizioni favorevoli dei mercati sono fondamentali perchè il percorso di avvicinamento al mercato dell’equity vada a buon fine – spiega Barrese – In condizioni di volatilità si schiacciano le valutazioni di chi è già in Borsa, e ancor più di chi sta fuori e vuole accedervi». Certo è che «noi vogliamo sfruttare al massimo le condizioni di mercato, e da parte degli imprenditori c’è tutta la disponibilità a procedere con progetti di crescita, ancor più che in passato».
La riorganizzazione interna
Per gestire al meglio questo processo di approdo al mondo dei capitali, così come l’intero programma di supporto a 360 gradi alle Pmi, Intesa Sanpaolo ha dato il via a una riorganizzazione che prevede il varo di un polo dedicato all’advisory per le aziende minori. La “copertura” delle Pmi ad alta prospettiva di sviluppo sul fronte del capitale di rischio è assegnata in via prioritaria a Banca Imi: la struttura guidata da Mauro Micillo ha creato al suo interno una funzione ad hoc denominata Corporate finance Banca dei Territori, con circa 20 persone destinate a salire, che cureranno il coverage delle Pmi della Banca dei Territori con cui lavorerranno per lo sviluppo dei progetti di finanza straordinaria. A dare supporto a tutte le altre 1.500 imprese circa – ovvero i potenziali “campioni” interessati ad operazioni di finanza d’impresa – sarà invece Mediocredito Italiano, che «continuerà a essere il punto di riferimento per la finanza d’impresa e a mantenere le sue compentenze sul credito specialistico, dal leasing al factoring», aggiunge il capo della Banca dei Territori.
Mediocredito Italiano è peraltro tra le società del gruppo destinate ad essere oggetto di incorporazione nella casa “madre”, come previsto dal Piano di impresa al 2021. Il processo di fusione è in corso, ed entro l’anno prossimo l’iter arriverà a compimento. Per accelerare i tempi e incorporare da subito le attività specialistiche, sotto la BdT è stata creata una divisione (Sales e marketing imprese) che già oggi ricomprende le attività giuridiche di Mediocredito ed è stata assegnata a Teresio Testa, già responsabile della società. «Il percorso di integrazione è già stato incapsulato. Qui abbiamo ricondotto anche le attività non finanziarie come Intesa Sanpaolo ForValue», aggiunge Barrese.
Con l’obiettivo di “calare” sulla rete le linee guida dal piano industriale relativamente al mondo Pmi, ieri Intesa Sanpaolo ha organizzato a Milano un incontro con i circa 1500 gestori imprese BdT e di Mediocredito con cui ha fatto il punto sulle strategie e le prospettive.
I dati dei flussi degli impieghi, va detto, sono incoraggianti. Nei primi cinque mesi dell’anno, i prestiti alle imprese hanno toccato i 7,7 miliardi, con una crescita del 2,2-2,3% rispetto all’anno precedente. Oltre al credito, però, Intesa vuole spingere sulla fornitura di servizi a supporto delle imprese. Da qui il focus in particolare su due fronti: i servizi di welfare e quello della protezione, che diventeranno così direttrici di sviluppo nei prossimi anni.

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