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Intesa, utili a 3 miliardi«Non saremo di ostacoloall’operazione su Siena»

Intesa Sanpaolo chiude i primi sei mesi dell’anno con oltre 3 miliardi di utile netto e rivede al rialzo le stime portando a 4 miliardi l’obiettivo dei profitti per l’intero 2021. L’anno prossimo è atteso un ulteriore miglioramento: «Sicuramente 5 miliardi di euro è il livello minimo di utile netto atteso per il 2022» ha detto ieri il ceo Carlo Messina, che al consiglio ha consegnato un bilancio con «il miglior risultato netto del primo semestre dal 2008, dopo anni di crescita continua». Il banchiere ha annunciato che a febbraio del 2022 presenterà il nuovo piano di impresa. L’attenzione sarà sulla crescita interna. Dopo Ubi non ci saranno altre acquisizioni e, ha assicurato Messina, Intesa non rappresenterà alcun «ostacolo a operazioni realizzate da competitor sul mercato». Riferendosi alla trattativa tra Unicredit e Mps per un’integrazione ha chiarito che «questa operazione non troverà alcuna ostruzione da parte nostra, chiunque sia l’acquirente». Il banchiere ha aggiunto che «certamente in una fase come questa, tutto ciò che possa stabilizzare il sistema» e consentire al Paese di non avere «scossoni», «credo che «possa essere un valore». Il ceo di Intesa ha ricordato che «in questo genere di operazioni la tutela dell’occupazione è uno dei punti cardine che deve essere realizzato» sottolineando su questo «di aver «sempre trovato la collaborazione leale e fattiva dei sindacati: si tratta di un punto di partenza indispensabile».

Messina non vede «criticità» per Intesa da un’eventuale aggregazione. I recenti stress test «hanno confermato che Intesa Sanpaolo è una banca a bassissimo rischio anche in uno scenario avverso per l’Italia» ha sottolineato ieri illustrando i conti agli analisti. Conti chiusi con una crescita del 17,8% dei profitti netti, a quota 3 miliardi, 10,6 miliardi di proventi operativi netti, in aumento dell’1,7% con le commissione nette salite del 13,2%, e 5,4 miliardi di risultato della gestione operativa, in crescita del 5,9%. I crediti deteriorati si sono ridotti del 9,6% a 46 miliardi. «Abbiamo reso disponibili oltre 400 miliardi di euro di finanziamenti a medio-lungo termine per imprese e famiglie a supporto del Piano di Ripresa e Resilienza» ha detto Messina, sottolineando inoltre l’erogazione di «43 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine, con circa 37 miliardi in Italia, di cui circa 31 miliardi a famiglie e piccole e medie imprese» e «circa 5.000 aziende riportate in bonis da posizioni di credito deteriorato nel primo semestre 2021».

I risultati del semestre non comprendono le sinergie con Ubi, quantificate in circa 1 miliardo, che contribuiranno l’anno prossimo a spingere i profitti oltre quota 5 miliardi. Una prospettiva che ha indotto il consiglio a convocare a ottobre l’assemblea per la distribuzione di 1,9 miliardi di cedole a valere sul 2020, che si aggiungono ai 700 milioni già distribuiti. A novembre il board valuterà inoltre un acconto sul dividendo 2021 da 1,4 miliardi. Nella decisione hanno un peso le necessità delle Fondazioni azioniste che con lo stop delle Bce ai dividendi, che scadrà a settembre, «hanno visto venire meno un flusso di capitale decisivo per le erogazioni legate ai progetti sociali. Dal 2014 abbiamo distribuito alle fondazioni azioniste oltre 3 miliardi» ha ricordato Messina.

Il banchiere intanto è al lavoro sul nuovo piano d’impresa che sarà presentato a febbraio: «Siamo lavorando per creare le condizioni e rafforzare la redditività del futuro. Il nuovo piano sarà a quattro anni e prenderà in pieno tutta la trasformazione che sta attraversando il sistema bancario. Ci sarà un forte impegno sul fronte del digitale ma anche sui temi dell’Esg — ha assicurato Messina —. Il piano ci consentirà di restare al vertici europei».

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