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Per Intesa utili a 4,18 miliardi Messina: «Il 2020 ancora meglio»

L’obiettivo al 2021 – 6 miliardi di euro di utili – è di quelli ambiziosi. Ma nel frattempo, tappa dopo tappa, Intesa Sanpaolo sta dimostrando di essere in linea con la traiettoria disegnata dal piano d’impresa e conferma la sua capacità di generare reddito. Nonostante un contesto sfidante come quello attuale, la banca guidata da Carlo Messina ha chiuso il 2019 con il miglior risultato netto dal 2007: l’utile netto è pari a 4,18 miliardi, in progresso del 3,3% rispetto al 2018. In verità lo scarto sull’anno precedente sarebbe anche superiore se si sterilizzassero le operazioni straordinarie registrate nell’ultimo trimestre del 2018: in particolare la cessione della quota in Ntv e il deal con il colosso svedese Intrum per la gestione delle sofferenze. Al netto dell’apporto positivo di queste due operazioni, il balzo dell’utile sul 2018 sarebbe del 24,2%. Un risultato che ha portato il titolo Intesa Sanpaolo sugli scudi, facendo registrare un progresso del 2,91% a 2,35 euro. «Chiudiamo il bilancio 2019 con particolare soddisfazione», è il commento di Messina. Perché pur in un contesto «più complesso del previsto», la banca si «colloca tra le banche europee più solide e profittevoli».

Le attese sulla redditività

Per il gruppo bancario ce n’è abbastanza per confermare un pay out ratio dell’80%, con un dividendo cash di 3,4 miliardi, un dato che inserisce Intesa «con tutta probabilità al livello più alto tra le banche Europee in termini di dividend yield», sottolinea Messina. Ma la solidità della performance è tale da consentire di guardare in serenità già a tutto il 2020. L’anno in corso, al netto di eventi straordinari, secondo le attese dell’istituto si chiuderà con un risultato netto «ben al di sopra del 2019», anche escludendo la plusvalenza derivante dalla partnership con Nexi. Confermato una pay out ratio al 75 per cento, in linea con le premesse al mercato.

L’azione su costi e ricavi

Il contesto per la banca, va detto, rimane sfidante. Nel 2019 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2%, contro un +1,2% a livello dell’Eurozona. Nel frattempo l’Euribor continua a viaggiare sottozero (-36 punti base nel 2019) e questo inevitabilmente incide sugli interessi netti. In questo contesto la banca ha raccolto proventi operativi netti in crescita dell’1,5%, a 18,08 miliardi, grazie alla vivacità delle fees, delle commissioni e dei ricavi da trading migliori delle attese, in particolare nel quarto trimestre. Il gruppo continua a spingere sul pedale del risparmio gestito, come dimostra l’incremento di 27,4 miliardi di flussi netti nel 2019. Segnali confortanti peraltro arrivano anche dallo spread, che dopo essere rimasto a lungo sopra i 200 punti base nel corso del 2019, oggi è in area 135 punti base. In questo senso Messina ribadisce come ci sia spazio per un ulteriore miglioramento, anche sotto quota 100 punti base.

In un contesto in cui non tutte le leve dei ricavi possono garantire elevate performance, Intesa dà certezze al mercato confermando la tradizionale capacità di controllo dei costi. Gli oneri operativi registrano un calo del 2,1%, tanto che il cost/Income ratio atterra al 51,4%. Da questo punto di vista Intesa anzi promette di superare anche gli obiettivi di piano, che mettono al 45% il punto di arrivo nel rapporto tra costi e ricavi. La semplificazione del modello operativo unita al contenimento del costo del credito potrebbero permettere anzi di generare un’extra performance rispetto alla road map tracciata febbraio 2018, in occasione della presentazione del piano d’impresa.

Nel contempo iI gruppo sta mantenendo la barra dritta sull’efficientamento organizzativo e sulla disciplina di bilancio. Nel 2019 il personale è stato ridotto di 3.140 unità nel 2019, con 3.100 uscite volontarie aggiuntive entro giugno 2021 già concordate con i sindacati e già pienamente accantonate,di cui 850 già realizzate a gennaio 2020. In aggiunta, sono arrivate altre mille richieste circa per uscite volontarie che devono essere valutate. La partnership strategica con SisalPay – che garantisce un elevato livello di capillarità sul territorio – consentirà inoltre di realizzare un’ulteriore riduzione di filiali.

Sul fronte del costo del rischio, il gruppo nel 2019 registra il più basso flusso di crediti deteriorati lordi di sempre (3,9 miliardi), con rettifiche nette su crediti in calo del 12,7% rispetto all’anno precedente. Il nodo dei crediti deteriorati spaventa insomma molto meno che in passato. Molto si deve al lavoro di pulizia effettuato in questi anni, che ha permesso di ridurre di 34 miliardi circa lo stock dei crediti deteriorati dai massimi di settembre 2015. Gli accordi con Intrum sul fronte delle sofferenze e con Prelios per gli Unlikely to pay hanno permesso di sgonfiare l’Npe ratio al 7,6% a fine 2019, dall’11,9% di fine 2017. Numeri che consentono di poter conseguire «ben in anticipo» l’obiettivo del 2021, che fissa al 6% il target di Npe ratio.

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