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Intesa e Unicredit per il salvataggio Ferrarini

Un’operazione per salvare e rilanciare Ferrarini e difendere l’agroalimentare made in Italy e tutta la sua filiera. È quella organizzata da Intesa Sanpaolo e Unicredit, così come reso noto dal gruppo Intesa che, in qualità di creditore legittimato, ha depositato presso il Tribunale di Reggio Emilia una propria proposta concorrente di concordato «per dar vita a un’operazione di salvataggio e rilancio della Ferrarini S.p.A., l’azienda di salumi nata nel 1956 ai piedi delle colline a sud di Reggio Emilia (oggi sede del gruppo), già in concordato preventivo».

Alla cordata prenderanno parte alcune delle principali imprese italiane del settore, con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’asset strategico del made in Italy in campo agroalimentare «affinché anche tutte le aziende che ne compongono la filiera produttiva possano trarne importanti benefici», come conferma Stefano Barrese, responsabile divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. La proposta vede come partner industriali il Gruppo Bonterre – Grandi Salumifici Italiani (player nel mercato italiano e internazionale nel settore della salumeria di qualità, formaggio Parmigiano-Reggiano, snack e di piatti pronti), Opas (la più grande organizzazione di prodotto tra allevatori di suini in Italia) e Hp (società attiva nel sostegno e nell’innovazione dell’agrifood). La cordata Bonterre-Grandi salumifici italiani, Opas e Hp ha messo sul piatto oltre 50 milioni di euro, «un considerevole apporto di capitale dedicato». come lo ha definito Milo Pacchioni, presidente di Bonterre, socio di controllo della cordata. Capitale che si andrà a sommare al sostegno finanziario di Intesa Sanpaolo, che ammonta a 35 milioni di euro per la durata del Piano industriale.

«Abbiamo appreso dalla stampa della proposta concorrente di cui non conosciamo il contenuto — fanno sapere dal gruppo Ferrarini — nei prossimi giorni e nei tempi stabiliti dal tribunale depositeremo la nuova proposta di concordato», anticipando che sarà più conveniente per i creditori e più garantita.

«Il sostegno a un’offerta solida — aggiunge Barrese — dimostra che Intesa Sanpaolo dispone di mezzi e professionalità per affrontare nel modo più appropriato operazioni complesse, come in questo caso». L’interesse di Intesa Sanpaolo in questa operazione rientra nell’impegno portato avanti già da tempo nel «Programma Filiere» che — ha sottolineato Barrese — «annovera già 700 grandi imprese in Italia e i loro 16mila fornitori, con l’obiettivo di coinvolgere medie, piccole e anche piccolissime imprese verso il rilancio del nostro sistema produttivo, attraverso le aziende di riferimento di dimensioni più grandi».

Soddisfatta della proposta di concordato presentata al tribunale di Reggio Emilia è anche la Coldiretti. «Bene il salvataggio di una importante realtà agroalimentare nazionale per valorizzare i prodotti 100% Made in Italy — sottolineano dall’associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana — Una opportunità resa possibile grazie al via libera dell’Unione europea all’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana». Coldiretti sottolinea anche l’importanza del sostegno ai 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale oltre alla difesa del settore della norcineria che in Italia vale 20 miliardi.

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