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Intesa, Unicredit e Generali scendono nel capitale Bankitalia

MILANO.
Il rimescolamento dei soci della Banca d’Italia è cominciato. A due anni dalla legge del governo Letta che rivalutò il capitale della vigilanza – per favorire il ridimensionamento delle grandi banche controllate – è in partenza un primo giro di compravendite. L’operazione procede come è nata: in modo orchestrato, per volere politico-istituzionale e previa creazione di una piattaforma dove cedere le quote a nuovi soci ritenuti affidabili: enti, fondazioni, altre banche. L’interesse non dovrebbe mancare: il dividendo 2015 di 380 milioni equivale a un tasso annuo del 4,5% per l’azione Bankitalia, nel 2014 fu il 5% e negli anni a venire dovrebbe stare tra queste due grandezze.
Ci sono voluti 16 mesi di preparativi anche complessi, per realizzare il dettato della legge 2013, che rivalutò dai 156mila euro del 1936 a 7,5 miliardi di euro il capitale, ma impose a ogni azionista sopra il 3% di portarsi sotto soglia entro fine 2016. Manca un anno, ma nessun venditore vuol finire nell’angolo dei “costretti a vendere”, magari a prezzi scontati. Così ieri Intesa Sanpaolo, prima forza con il 42,4%, ha «firmato i preliminari per la cessione al valore nominale, coincidente con il valore di carico, di circa il 5,7%» del capitale della vigilanza. Il controvalore è circa 430 milioni, i compratori sono «Enpam, Inarcassa, Cassa Forense, Enpaia, Cassa Ragionieri e Banca del Piemonte». Tutti enti previdenziali: scorrendo la lista, medici, ingegneri e architetti, avvocati, agricoltori, ragionieri. Più la banca della famiglia Venesio, che vi avrebbe investito alcuni milioni partendo da un rapporto Cet1 del 15,6% sul patrimonio netto (150 milioni). I cambi di proprietà sono «subordinati all’esito positivo della verifica – da parte del consiglio superiore della Banca d’Italia – della sussistenza dei necessari requisiti» in capo ai prossimi acquirenti.
Nelle stesse ore Unicredit, rivale di Ca’ de Sass e proprietaria del 22,1% di Bankitalia, s’è mossa per cedere un 3,2% della sua partecipazione, a circa 240 milioni di euro. L’operazione, in questo caso, è in fieri: ma fonti finanziarie indicano che i compratori sarebbero simili, se non proprio identici, a quelli che hanno accettato di rilevare quote da Intesa Sanpaolo. Lo stesso discorso è avviato a Trieste, dove Generali, terzo socio di Via Nazionale con il 6,3% (e venditore forzoso del 3% almeno) si sarebbe accordata per cedere, a soggetti tra cui almeno alcuni combaciano con quelli elencati da Intesa Sanpaolo, lo 0,85% delle quote, per un ricavo sui 60 milioni. Per i tre venditori la percentuale di quote in corso di cessione sul totale detenuto è simile: attorno al 14%. Quasi un riparto.
A settembre la tedesca Allianz, benché detenesse solo un 1,3% di Banca d’Italia quindi senza obblighi di cessione, aveva venduto tutto a un gruppo di piccoli operatori domestici: Banca di Credito Cooperativo di Roma, Banca Sella Holding, Banca Sistema, Eurovita assicurazioni.
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