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Intesa, una piattaforma per il risparmio

Intesa Sanpaolo cerca un partner per Eurizon. Con cui costruire una piattaforma per l’asset management, che consenta di affiancare a quelli “in house” i prodotti (e il brand) di altri operatori internazionali. BlackRock o Fidelity, ad esempio, partner ideali con cui i contatti sono costanti su più fronti, ma si valuterebbe anche il coinvolgimento di un operatore asiatico, che consentirebbe di consolidarsi su un fronte sempre più strategico.
Il progetto, abbozzato nel piano industriale di marzo, sta entrando nella fase decisiva: ci sarà da aspettare il risultato degli stress test, ma intanto è stato messo a punto dal management guidato da Carlo Messina. Obiettivo, si diceva, trovare un alleato per Eurizon, in una formula che potrebbe variare da opzioni light come la joint venture fino a integrazioni più spinte, in cui tuttavia Intesa punta a conservare il controllo.
Non è un caso che il dossier sia tra quelli in cima alla scrivania di Carlo Messina. L’asset management è strettamente collegato al private banking, l’altro pilastro del piano su cui il gruppo fa maggiore affidamento in termini di redditività: sul fronte dell’am si punta punta a raggiungere i 295 miliardi di masse gestite entro il 2017 (a fine 2013 erano 221), mentre sul private l’obiettivo è di portare i ricavi da 1,3 a 1,7 miliardi; in entrambi i settori Ca’ de Sass è tra i primi quattro operatori dell’area euro, ma per accelerare nel percorso di crescita il gruppo si sta guardando intorno. È così che dopo Eurizon si aprirà subito il dossier del private banking: qui, accantonato il piano della fusione tra Banca Fideuram e Intesa Private ventilato nei mesi scorsi, l’obiettivo è quello dell’M&A. Molto, tutto dipenderà dai risultati degli stress test, perché è da qui che Intesa capirà a quanto ammonta il (probabile) capitale in eccesso utilizzabile per acquisizioni e quali sono gli asset sul mercato, ma l’intenzione è quella di comprare: in Italia, o meglio ancora in Europa. Per allargare la rete distributiva con cui collocare, tra l’altro, i prodotti della nuova piattaforma.
A seguire i dossier, la nuova squadra che Messina si prepara a disegnare nei prossimi giorni. Finora, del private si è occupato un gruppo di lavoro costituito a maggio e affidato a Matteo Colafrancesco (ad e dg di Banca Fideuram) nel ruolo di capo progetto, ma nelle prossime settimane – forse già in occasione del Consiglio di Gestione convocato per metà ottobre – si attende il nuovo organigramma completo, che comprenderà il nuovo responsabile del private, dell’asset management, della capital light bank (la business unit chiamata a ridurre gli asset considerati non core, dalle partecipazioni di sistema ai crediti non performing) e dell’area assicurativa, dove dopo le dimissioni di Gianemilio Osculati da amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Vita, gli occhi sono puntati su Alessandro Scarfò. Nel round di nomine dovrebbero essere comprese anche quelle dei nuovi direttori regionali, mentre sarà Messina a conservare la responsabilità ad interim sulla Banca dei Territori, per lo meno fino a quando il processo di accorpamento delle banche locali non sarà ben avviato.

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