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Intesa, una commissione per lo statuto

Proseguono come da cronoprogramma i lavori dentro al cantiere della governance di Intesa Sanpaolo. La materia è di pertinenza del Consiglio di Sorveglianza, e ieri il board presieduto da Giovanni Bazoli non solo ha formalizzato le modifiche allo statuto decise in estate e avallate da Bankitalia, ma ha anche deciso di affidare a una commissione ad hoc – che sarà probabilmente presieduta dallo stesso Bazoli – il compito di valutare le eventuali, ulteriori modifiche alla governance, in particolare rispetto al mantenimento del duale. Obiettivo: decidere entro un anno, in modo da convocare un’assemblea straordinaria nell’autunno prossimo e rinnovare gli organi nella primavera del 2016 secondo le nuove modalità.
Come aveva ricordato Bazoli nelle settimane scorse, il percorso prevede due tappe. La prima, era stata avviata dai consigli di Gestione e Sorveglianza il 15 luglio, quando avevano approvato alcuni ritocchi agli articoli 17, 18, 19, 25 e 26 dello statuto, là dove si parla controlli interni, sistema informativo e continuità operativa, nonché delle competenze in capo al Consiglio di Gestione e al Consiglio di Sorveglianza. Trattandosi di modifiche dettate dall’evoluzione normativa (in particolare dagli aggiornamenti della circolare 263/2006 e 285/2013), non è richiesto un passaggio assembleare, così dopo aver ricevuto l’autorizzazione della Banca d’Italia il 13 ottobre scorso, ieri il CdS ha assunto la delibera con cui ha aggiornato lo statuto.
Pur andando a toccare alcuni punti sensibili (i rapporti tra i consigli, la costituzione di un comitato rischi), si trattava di questioni essenzialmente formali. È la fase che si apre ora, invece, che potrebbe intervenire più significativamente sulla governance del gruppo: secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, ieri il consiglio ha concordato di affidare il compito a una commissione specifica, coordinata da Giovanni Bazoli. Che dovrebbe essere costituita entro la fine dell’anno, tanto è vero che la banca ha deciso di raddoppiare le riunioni in agenda per il mese di dicembre. Punto di partenza, verosimilmente, il lavoro di autovalutazione dei consigli – che Intesa effettuerà avvalendosi di Crisci & Partners – ma dovrebbe essere previsto l’incarico a un altro advisor per analizzare i sistemi adottati dalle altre grandi banche europee, nonché un’interlocuzione con le principali Fondazioni azioniste. Vista la componente sempre più significativa degli investitori istituzionali, che il ceo Carlo Messina ha incontrato ancora la settimana scorsa nel corso dell’ultimo road show post trimestrale, è probabile che si sondino anche le loro impressioni, e il compito in questo caso potrebbe toccare proprio al consigliere delegato.
Ma quale sarà il risultato finale? «La scelta è fra un dualistico rettificato e la rinuncia allo stesso», aveva dichiarato a fine settembre Giovanni Bazoli. Facendo intendere che, con ogni probabilità, lo statuto sarà oggetto di modifica. Sulla carta, ci sarebbe il ritocco all’attuale sistema duale, il passaggio a un duale “alla tedesca” con un Consiglio di Gestione composto di soli manager o a un sistema tradizionale formato da un solo board: in tutti i casi, viste le nuove norme sulla composizione degli organi previsti dalla Vigilanza, si profila una riduzione dei rappresentanti, probabilmente a scapito delle Fondazioni. Tra gli enti, comunque, non si respira particolare nervosismo sul tema: sarà che il rinnovo è ancora lontano (la “legislatura” è a metà strada), ma per ora non si registrano barricate di alcun tipo, né tra i grandi soci né tra quelli di piccole dimensioni, tutti peraltro in attesa della riforma di sistema che dovrebbe abbassare i limiti alla partecipazione nelle conferitarie.
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