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Intesa, un seminario per gli ultimi nodi sulla governance

Prima di prendere la sua decisione finale sulla riforma della governance, al Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo servirà un supplemento d’indagine: dopo la riunione di ieri e prima di quella forse decisiva già convocata per il 31 luglio (quando ci sarà da esaminare anche la semestrale), i consiglieri saranno convocati il 22 luglio, per una seduta in forma seminariale che servirà a entrare nel merito di alcuni dettagli tecnici relativi alla revisione dello statuto. Intanto, potrebbero essere sondate le aspettative dei soci, per lo meno di quelli più rilevanti, anche in vista del voto in assemblea cui sarà sottoposta la riforma nella sua versione finale.
È?questo, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, l’esito della riunione di ieri. Una seduta convocata a Milano che avrebbe richiesto molto più tempo del solito: d’altronde da quando, a gennaio, la Commissione per la riforma della governance ha avviato i suoi lavori – partiti con un’analisi ad ampio spettro sui diversi sistemi applicati dalle banche europee e poi sulle ricadute teoriche e pratiche su Intesa – ancora non si erano trasferite all’intero Cds le risultanze in dettaglio. Così, ieri, i lavori sono partiti con un lungo intervento, unanimemente apprezzato, di Giovanni Bazoli, che ha fornito un resoconto ai consiglieri; posto che il duale che regola la banca sin dai tempi della fusione tra Banca Intesa e il Sanpaolo necessita di un tagliando, sono quattro le alternative di modifica sul tavolo: un duale all’italiana ritoccato rispetto alla formulazione attuale (meno consiglieri, più poteri al consigliere delegato, riunioni congiunte più frequenti tra sorveglianza e gestione), un duale alla tedesca, un sistema tradizionale composto da cda più collegio sindacale, un monistico all’anglosassone con le funzioni di controllo assegnate a un comitato interno, che quindi consentirebbe una vigilanza immediata e non ex-post. Come anticipato ieri da Il Sole, già nell’intervento di Bazoli sarebbe emerso che le soluzioni considerate più vicine alle esigenze della banca sono la prima e l’ultima. L’una in quanto “chirurgica” ( essendo già applicata dalla banca, richiederebbe pochi interventi sullo statuto), l’altra perché diffusa e apprezzata nel mondo anglosassone, quello di cui fa parte la maggioranza di quegli investitori istituzionali cui ormai fa capo ben più della metà del capitale della banca.
La discussione, a quanto si apprende, è ancora aperta. Determinante, come accennato, sarà l’incontro convocato per il 22 luglio prossimo, quando nel corso di un seminario tecnico si entrerà maggiormente nel merito delle singole opzioni; e altrettanto rilevanti potrebbero essere le indicazioni espresse dai soci nel corso dei probabili contatti, pur informali, che il vertice della banca potrebbe avere nelle prossime due settimane. A quel punto, si è accennato ieri, il 31 luglio dovrebbero essere sul tavolo tutti gli elementi necessari per votare le modifiche allo statuto, inviarle in Bce, aspettare il suo responso (entro 90 giorni) e quindi convocare entro fine anno l’assemblea dei soci prima di quella che – nell’aprile prossimo – dovrebbe rinnovare gli organi in base al nuovo assetto.
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