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Intesa-Ubi fa volare le banche la Borsa scommette sul risiko

MILANO — Il rilancio in contanti di Intesa Sanpaolo su Ubi, che valuta la banca oggetto dell’offerta oltre metà del patrimonio netto, mette le ali a diversi titoli del settore in Borsa, che tali valutazioni si sognano. Ubi, in allineamento alla nuova proposta, ha guadagnato il 14%, e trascinato Banco Bpm (+5,5%) e Mps (+15%), Poste (+5,1%), Creval (+5%).
Gli auspici degli investitori sono alimentati anche dal rumore che fanno le “riflessioni in corso” dei banchieri rivali del polo nascente, che avrà oltre un quarto del mercato. Ora che la maggior banca domestica, aggiunti 652 milioni di euro sulla bilancia dell’Ops, vede l’obiettivo vicino, rischia di concretizzarsi lo scenario che l’arcirivale Unicredit ha descritto intervenendo nel procedimento Antitrust: «L’operazione si presta ad alterare le dinamiche concorrenziali del settore», ed è «suscettibile di avere un impatto significativo e permanente», si legge nel dispositivo. Per questo nel gruppo italo-tedesco sta sottoponendo a nuove analisi la strategia «niente fusioni» che ormai da un paio d’anni l’ad Jean Pierre Mustier dichiara e persegue. Il blitz di Intesa, che anche nei timori dell’Antitrust stessa poteva infrangere la «sostanziale simmetria» tra le due banche in Italia, potrebbe indurre Unicredit a ripensamenti. E i colloqui informali e amichevoli di un paio di settimane fa tra Mustier e il suo ex aequo in Banco Bpm, Giuseppe Castagna, e in parallelo tra i due presidenti Cesare Bisoni e Massimo Tononi, confermano ciò che gli addetti sanno da anni. Ovvero che Unicredit-Banco Bpm sarebbe la miglior combinazione possibile per complementarietà di filiali, governance, comune assetto azionario diffuso. I quattro banchieri si sarebbero aggiornati, senza avviare processi formali né indicare consulenti. Niente di certo insomma, a parte le doverose riflessioni. Unicredit e Banco Bpm non hanno commentato le voci. Anzi, sabato Mustier ha detto a una rivista svizzera: «Non faremo alcuna fusione, lo abbiamo comunicato chiaro. La nostra attenzione si concentra sulla trasformazione della banca».
L’altra pedina in ballo, benché decaduta e di dimensioni minori, è Mps. Il Tesoro, azionista con il 68%, ha nominato giovedì Mediobanca come consulente per osservare gli impegni presi con l’Ue, per cui entro il 2021 va riprivatizzata la banca. L’intenzione di far salire il Monte sul treno delle fusioni, se davvero parte, è chiara; il problema è che per essere “comprabile”da una rivale, Mps deve completare la vendita di 9 miliardi di crediti problematici, poi (probabilmente) rimpinguare il capitale. Lo farà ancora il Tesoro, dopo i 7 miliardi messi nel 2017 e che non torneranno? L’ultimo attore rilevante nel quadro è Bper (-2%), ex popolare imperniata su Unipol che ne ha il 20%. Un duo che pensa da protagonista, ma che sarà fuori dai giochi per un anno, essendo impegnata a rilevare almeno 532 filiali eccedenti, ai fini antitrust, dal polo Intesa-Ubi.
L’unica offerta in corso, e fino a martedì 28, registra intanto nuove adesioni. In Borsa è salito al 5,23% il capitale di Ubi consegnato, tra varie note di analisti che la caldeggiano. Equita (anche consulente di Intesa sul dossier) ha scritto che «l’offerta, già di per sé molto vantaggiosa per gli azionisti Ubi, non può ora essere razionalmente rifiutata in quanto comporta un premio del 44,7% sui prezzi all’annuncio, rispetto a una media del 4% nelle fusioni tra banche degli ultimi anni». Per Fidentis «il rilancio era previsto ma la sua dimensione è leggermente sopra le nostre stime: ciò dovrebbe rendere l’adesione una scelta ovvia per qualsiasi azionista di Ubi». A ore il cda di Ubi si riunirà di nuovo, per esprimersi sull’Ops ritoccata: sembra che l’opzione più probabile sia un’altra bocciatura, malgrado diversi consiglieri in carica siano espressione di soci che hanno già approvato l’offerta come i soci bresciani o le due fondazioni Cuneo e Monte Lombardia. Intanto il sindacato Fabi protesta perché, in vista delle possibili consegne di azioni del pubblico (circa il 35%) Ubi ha cancellato le ferie a 500 dipendenti tra il 20 e il 31 luglio, per gestire l’Ops agli sportelli.

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