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Intesa-Ubi, prevale la tattica: le carte dei soci restano coperte

Mentre si avvicina il giro di boa della prima settimana di Offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi, i grandi soci dell’ex popolare rimangono alla finestra e tengono ancora le carte coperte rispetto all’adesione all’offerta.

Il tempo per consegnare le azioni a Intesa, del resto, non manca, visto che il termine dell’Ops è fissato per il 28 luglio. Ed è probabile che, come accade spesso in questi casi, chi intende vendere temporeggi fino all’ultimo, nella speranza che dall’altra parte arrivi un rilancio. Così si spiega la quota ancora contenuta di adesioni registrate: fino a ieri il contatore delle azioni apportate si attestava allo 0,788% del capitale di Ubi .

Il braccio di ferro tra le parti sembra insomma essere ancora all’inizio, ed è realistico che sia destinato a durare ancora. Resta da capire se a far avvicinare i due fronti contrapposti possa essere un ritocco all’offerta da parte di Intesa Sanpaolo (ritocco in verità da sempre escluso da Ca’ de Sass). «Siamo disponibili a valutare e studiare i termini (dell’offerta, ndr). Ciò che ci interessa è la tutela del territorio e la valorizzazione dell’investimento della Fondazione», ha detto il presidente della Fondazione Banca Monte di Lombardia, socio di Ubi con il 3,9% circa, in un’intervista rilasciata al Sole 24Ore nei giorni scorsi, «auspicando» un rilancio da parte di Intesa.

Ieri la Fondazione di Pavia aveva in agenda un Consiglio: con l’aiuto dell’advisor SocGen sono stati analizzati i termini finanziari dell’offerta ma nessuna decisione formale è stata presa, nè in un senso nè nell’altro. In agenda ci sarebbe un altro consiglio fissato per la settimana prossima e poi per quella successiva. Toccherà al presidente Aldo Poli, che è stato incaricato in questo senso dal consiglio, gestire tutta la partita. E in questo quadro, è possibile che si tenga un incontro anche con i vertici di Ubi, appuntamento resosi necessario dopo l’aggiornamento del piano industriale presentato venerdì scorso dal ceo Victor Massiah.

Silenzio anche dalle parti di Intesa Sanpaolo, che sempre ieri ha riunito il board. Quella di ieri è stata l’occasione per i consiglieri per avere un’informativa relativa allo stato dell’offerta, e in particolare sulle ultime evoluzioni, a partire dal comunicato emesso venerdì da Ubi. Il prossimo Cda in agenda è fissato per fine mese, a meno di eventuali convocazioni straordinarie.

L’attenzione del mercato in particolare è concentrata sull’ipotesi che l’adesione all’offerta si fermi nel cosiddetto “corridoio”, compreso tra il 50% più uno e il 66% dei voti. Un esito di questo tipo per Ubi sarebbe foriero di possibili contestazioni e dispute interne e dell’impossibilità, per Intesa, di procedere con la cessione del ramo bancario (532 sportelli) a Bper e di quello assicurativo a Unipol. Intesa, da parte sua, forte anche dell’ok Bce al deal, si dice convinta di poter procedere anche con il 50% più uno dei voti.

Sullo sfondo dell’Ops Intesa-Ubi sembra intanto muoversi l’intero settore bancario italiano, alle prese con il possibile consolidamento. Tra le banche in cerca di pretendenti c’è Mps, il cui azionista di riferimento, il Tesoro (68%), dovrà uscire entro il 2021, come confermato nei giorni scorsi dal ministro Roberto Gualtieri. E tra i possibili candidati c’è BancoBpm, che però al momento sembra volersi sfilare da possibili coinvolgimenti. Il presidente Massimo Tononi (che peraltro è stato anche presidente a Siena) ieri ha parlato di «assoluta infondatezza delle voci relative a contatti tra i due istituti». Difficile essere attirati da un deal che, secondo i calcoli di Equita Sim, comunque dovrebbe prevedere un rafforzamento da miliardo di euro pre-oneri di ristrutturazione, oltre alla gestione dei 4,8 miliardi di rischi legali.

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