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Intesa-Ubi, nel risiko immobiliare spunta il grattacielo di Porta Nuova

Simboli della nuova Milano negli ultimi anni i grattacieli hanno accolto multinazionali, grandi gruppi assicurativi, banche. Ognuno impegnato a ergere alla sommità della propria torre un’insegna luminosa con il logo visibile più di quello dei vicini.

Sarà il simbolo di Intesa Sanpaolo a svettare sulla torre Gioia22? La questione non è ancora stata affrontata neanche preliminarmente, fanno sapere da Ca’ de Sass. D’altronde le questioni immobiliari è probabile che non figurassero tra le priorità dell’operazione di integrazione tra le due banche. Certo è che oggi Intesa si trova proprietaria di quella torre appena acquistata da Ubi Banca e sviluppata a Milano in zona Porta Nuova da Coima per conto del fondo sovrano di Abu Dhabi.

L’ultima operazione definita da Victor Massiah prima di finire nelle braccia di Intesa Sanpaolo è stata proprio l’acquisto dell’edificio dalla Coima di Manfredi Catella, che in cambio ha rilevato sette immobili dell’istituto guidato a suo tempo da Victor Massiah.

Sarà dunque la “Scheggia di vetro” disegnata dalla matita del team dello studio di architettura Pelli Clarke Pelli Architects il nuovo headquarter di Intesa a Milano? Si vedrà nei prossimi mesi. La banca guidata da Carlo Messina da tempo era in cerca di una sede gemella alla torre torinese progettata da Renzo Piano. Alla presentazione del piano d’impresa di inizio 2018 si era ipotizzato un approdo nell’area Expo, ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e il progetto non è più tornato a galla. E sul mercato c’è chi ritiene che a questo punto potrebbero tramontare quindi definitivamente questa ipotesi, come quella alternativa di Milanosesto, dove Hines con Prelios ha rilevato l’intero sviluppo.

Sono già scritte, invece, le regole della partita che a questo punto vede il gruppo Intesa in campo su Porta Nuova. Ubi ha firmato il contratto definitivo per acquisire le quote del fondo di immobiliare che ha in portafoglio Gioia22, fondo di cui Coima è coinvestitore. Disdirlo costerebbe penali salate. Non solo. Ubi Banca e Coima Sgr, per conto del fondo Porta Nuova Gioia, hanno perfezionato anche un contratto relativo alla locazione, per una durata di quindici anni, dell’edificio.

Gioia22 vale, a prodotto finito, circa 450 milioni, come ha dichiarato di recente Manfredi Catella, ceo di Coima Res. Ma se l’operazione saltasse Intesa dovrebbe anche restituire i circa 300 milioni corrisposti da Coima per i sette edifici di Ubi, pacchetto che comprende asset situati in pieno centro come via Monte di Pietà 5/7/9, via Pellico 10/12, via Boccaccio 2, piazza Borromeo 1, corso Europa 16 e 20 per finire con un edificio in piazzale Zavattari 12.

In un comunicato Ubi ha fatto sapere di aver realizzato con l’operazione una plusvalenza lorda di circa 54 milioni, che dovrebbe essere stata in parte (circa il 30%) contabilizzata nei risultati del secondo trimestre e in parte in quelli del terzo trimestre 2020 in base alle tempistiche di perfezionamento dei rogiti.

L’offerta residuale su Ubi

Intanto ieri Intesa ha ufficializzato il calendario con cui adempirà all’obbligo di acquisto dei titoli Ubi Banca che non sono stati conferiti: il periodo di presentazione delle richieste di vendita da parte dei soci, soggetto a eventuale proroga, si aprirà il 24 agosto e terminerà l’11 settembre. Inoltre, la tabella di marcia prevede che il delisting di Ubi Banca da Piazza Affari avvenga il 18 settembre sempre che Intesa Sanpaolo non raggiunga un’altra soglia chiave, pari al 95% delle azioni Ubi.

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