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Intesa-Ubi, interviene Consob: due giorni in più per l’offerta

Doveva chiudersi oggi, l’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi. E invece, per decisione di Consob, il periodo di adesione dell’Ops si allungherà per altri due giorni, per terminare giovedì 30 luglio. La proroga d’ufficio dell’Authority è giunta ieri sera, al termine di una giornata in cui le adesioni avevano già raggiunto il 43,481% del capitale di Ubi.

Una decisione a sorpresa, quella dell’ente presieduta da Paolo Savona, che però si è resa necessaria per «consentire agli azionisti di Ubi Banca di disporre di un’informativa completa e corretta per un adeguato periodo di tempo». Tutto nasce dalla pubblicazione sul sito Ubi di un calcolatore che raffronta i prezzi delle due banche e che incorpora nel prezzo dell’ex popolare il «premio implicito dell’offerta – come si legge nella decisione di Consob – e che tale quotazione non può costituire di per sé un’aspettativa del futuro andamento del titolo Ubi anche successivamente alla chiusura dell’Offerta». Nei giorni scorsi, Consob aveva chiesto a Ubi di fare alcune integrazioni ma la pubblicazione da parte di Ubi è avvenuta troppo a ridosso della conclusione del periodo di adesione. Da qua, dunque, la decisione della Consob di allungare l’offerta, di fronte alla quale Intesa evidenzia «i comportamenti tenuti da Ubi nei confronti dei suoi azionisti cui non ha rappresentato con chiarezza tutti gli elementi più rilevanti della nostra offerta», segnalava ieri la banca.

Di fatto, per Intesa ci saranno 48 ore in più per raccogliere adesioni. L’obiettivo del 50% più un’azione, target che Intesa ha posto come soglia minima per considerare valida l’intera operazione, è considerato dagli osservatori ancor più alla portata di mano del gruppo guidato da Carlo Messina. E non solo perché il balzo di ieri è stato significativo, ovvero di 11 punti percentuali rispetto ai dati di venerdì (pari al 32,6%). Il punto è che nel finale dell’Ops ragionevolmente si concentrerà il grosso delle adesioni: investitori istituzionali, in particolare, che tradizionalmente – una volta ottenuto l’ok dei comitati di investimento – attendono l’ultimo giorno di offerta per muoversi. Toccherà soprattutto a loro determinare il superamento della soglia target di Intesa, fissata al 66%, e consentire così alla banca acquirente di muoversi in piena autonomia: convocando l’assemblea straordinaria di Ubi e procedendo alla fusione dell’ex popolare senza correre il rischio di opposizioni interne.

La proroga di Consob, facendo ripartire il count-down dell’Ops, permetterà per la sola giornata di oggi di comprare titoli Ubi per portarli in adesione. Di certo ieri, in teoria penultimo giorno d’offerta, lo stop faceva venire meno il premio implicito nei prezzi e con ciò anche un fattore di sostegno agli acquisti, con il conseguente pesante calo in Borsa del titolo Ubi, che ieri ha perso l’8,8%. Per Equita Sim, che è advisor di Intesa nell’operazione, c’è il rischio comunque che il titolo Ubi «cominci a sottoperformare in maniera significativa» con un rischio di ribasso «superiore al 40%».

I conti finali dell’Ops si faranno dunque giovedì. Dopo l’adesione dei grandi soci – Fondazione CariCuneo, Fondazione Banca Monte di Lombardia, Cattolica Assicurazione e del fronte bresciano – si guarda in particolare alle mosse degli altri azionisti di peso che fino ad oggi non si sono espressi formalmente sull’Ops. A partire dal fondo Parvus che da più parti sin dall’inizio della partita è stato considerato soggetto vicino a Ubi in funzione anti-Intesa. Altro ruolo importante lo avrà poi il fondo Silchester, tradizionalmente a fianco del management guidato da Victor Massiah. Questi due investitori – che da soli valgono ufficialmente circa il 13% del capitale di Ubi ma sono accreditati attorno al 15% – potrebbero ambire a rivestire un ruolo di minoranza di blocco, magari insieme a qualche altro azionista-imprenditore o hedge fund, nella presunzione di un premio in caso di uscita futura. Ipotesi tutte teoriche, che potrebbero essere invece smentite da un’adesione massiccia da parte dell’azionariato, tanto che qualcuno stima possa sfondare anche quota 80%. Alcune fonti finanziarie vicine all’operazione ad esempio ieri davano Silchester come favorevole all’Ops. Si vedrà. Un peso determinante lo avranno del resto gli azionisti retail, compagine che vale circa un 25% del capitale: di questi, circa la metà ha già aderito all’offerta.

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