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Intesa-Ubi, i dubbi dell’Antitrust

 

L’Antitrust frena sull’integrazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi. Al termine dell’esame preliminare l’authority presieduta da Roberto Rustichelli ha trasmesso all’istituto guidato da Carlo Messina i rilievi emersi nel corso dell’analisi, spiegando di ritenere che l’Ops su Ubi «non sia allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata» in quanto idonea a «produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante» di Intesa «in numerosi mercati» senza che l’accordo per la cessione di un ramo d’azienda a Bper «possa essere preso in considerazione, quale intervento volto a risolvere le criticità concorrenziali».

Si tratta di una valutazione preliminare, come ha chiarito la stessa Antitrust ieri in una nota emessa in risposta alle voci che in mattinata avevano riferito di una bocciatura dell’Ops, provocando uno scivolone dei titoli con Intesa che ha terminato la seduta in ribasso del 4,62% a 1,72 euro e Ubi del 5,04% a 2,87 euro. «Non è stata assunta alcuna decisione da parte dell’Autorità sulla compatibilità dell’operazione con le regole della concorrenza», si legge nella nota, in cui gli uffici di Rustichelli chiariscono che «è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione».

La procedura non è quindi terminata, anche se Intesa dovrà certamente modificare qualcosa. I 400-500 sportelli destinati a Bper non bastano. Nei giorni scorsi l’istituto milanese aveva chiesto di poter presentare entro il 10 giugno ulteriori documenti, ma inspiegabilmente l’Antitrust ha detto no. Lo farà il 15 giugno, termine per depositare le memorie in vista dell’udienza del 18. Gli advisor di Intesa (Mediobanca e Pedersoli Studio Legale) stanno individuando ulteriori attività da dismettere in modo da restare sotto le soglie rilevanti. L’analisi preliminare dell’Antitrust avrebbe individuato «639 aree critiche nel mercato della raccolta bancaria, 782 negli impieghi alle famiglie consumatrici e 218 negli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese, nelle quali l’operazione in esame», vale a dire l’aggregazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi «conduce alla costituzione o al rafforzamento di una posizione dominante» ovvero «a una quota di mercato congiunta maggiore o uguale al 35%» e a «un distanziamento dal secondo operatore, in termini di quota di mercato, non inferiore a 10 punti percentuali».

Intesa è determinata a fare tutto il possibile per portare a termine l’offerta su Ubi. Il lavoro degli advisor sta procedendo parallelamente al confronto con gli uffici dell’authority in modo da poter arrivare a un’operazione condivisa che possa ottenere il via libera dell’Antitrust, dopo aver già ricevuto quelli della Banca centrale europea e della Banca d’Italia. Le due autorità bancarie hanno messo il sigillo riconoscendo che l’operazione va nella direzione del consolidamento del sistema bancario e del rafforzamento della prima banca italiana e per questo è positiva. Ma Bce e Bankitalia hanno un ruolo di indirizzo “politico” e compiti diversi e da quelli dell’Antitrust, a cui spetta verificare i profili relativi alla concorrenza nelle operazioni di concentrazione.

Dal canto suo Ubi incassa senza dubbio un punto importante, costringendo Intesa a rivedere i suoi piani. L’istituto guidato da Victor Massiah, da quanto si legge nei documenti dell’Antitrust, è stato molto duro con Intesa, accusando la banca milanese di nascondere dietro all’Ops «la volontà di eliminare un operatore temibile» e di voler fermare la nascita del terzo polo bancario italiano. Lo ha rivelato Massiah riferendo «di aver valutato, a livello progettuale, la possibilità di procedere a forme di aggregazione con altri istituti bancari di medie dimensioni (segnatamente Mps, Bper, Bpm), e in particolare con Bper, con la quale risultato agli atti tavoli tecnici con Bper e Unipol». In effetti in passato ci sono stati sondaggi su Mps, contatti più di un volta con Bpm. E l’anno scorso un approccio con Bper ma, ha chiarito la banca emiliana «l’interlocuzione si è interrotta per scelta di Ubi, che ha comunicato di volersi focalizzare su altre priorità». La priorità era il nuovo piano strategico della banca basato sulla crescita organica in cui non si indicano possibili percorsi di aggregazione, che pure erano tra le opzioni che il numero uno di Ubi aveva in mente.

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