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Intesa-Ubi, i dubbi Antitrust Ivass e Consob verso il sì

MILANO — Ancora schermaglie sull’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi. Mentre l’Ivass, che vigila sulle assicurazioni, e la Consob preparano il loro nulla osta all’operazione da 4,86 miliardi annunciata il 17 febbraio, l’Antitrust ha terminato l’istruttoria preliminare, notificata alle parti e da cui risulta che l’Ops «non sia allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata », perché produrrebbe «la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante» della (già) maggiore banca italiana.
Il garante della concorrenza ha chiarito che le indiscrezioni filtrate sono «valutazioni preliminari», e «non è stata assunta alcuna decisione sulla compatibilità dell’operazione con le regole concorrenziali». Il processo autorizzativo Antitrust è lungo: il 18 giugno si terrà l’audizione finale con contraddittorio tra le parti, poi servirà almeno un mese perché il collegio presieduto da Roberto Rustichelli decida. Molto prima, e più lineari, sarebbero in arrivo gli altri due nulla osta: quello di Ivass, competente per i profili assicurativi che sta ultimando l’analisi e a giorni si dice firmerà la notifica senza rilievi; e quello di Consob, che lunedì avrebbe chiesto lievi integrazioni legate alla pandemia al prospetto d’offerta, ma sarebbe pronta ad autorizzare il documento verso fine settimana. Ma anche intascando i due sì, dopo quello netto della Bce venerdì, è arduo che la banca guidata da Carlo Messina riesca ad avviare l’offerta nei tempi stimati.
Intesa Sanpaolo difficilmente manderà sul mercato un’offerta di scambio senza tutte le autorizzazioni, né una attiva nel mese volatile di agosto: per cui sembra orientarsi verso settembre. Così avrà più tempo per formulare mitigazioni che l’Antitrust potrebbe gradire più di quella già firmata con Bper sulla cessione di fino a 500 sportelli all’ex popolare, e delle connesse attività bancassicurative al suo primo socio Unipol. «In base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo d’azienda Ubi oggetto di cessione a Bper, senza che permanessero significative incertezze in merito al perimetro », si legge nell’analisi preliminare del garante. Dove si identificano (senza voler considerare la cessione di 500 sportelli a Bper) «639 aree critiche nel mercato della raccolta, 782 negli impieghi a famiglie consumatrici e 218 a piccole imprese». Il garante preferirebbe, per un ok condizionato all’Ops, scegliere quali filiali e attività far cedere al polo: magari anche con un’asta competitiva allargata alle rivali di Bper.
Lanciare l’offerta a settembre consentirà di analizzare l’impatto del Covid sui conti a giugno. Come ha detto ieri il presidente della vigilanza Bce Andrea Enria, «nel primo trimestre gli accantonamenti per perdite su crediti hanno riflesso la grande incertezza presente a inizio crisi, e le banche hanno usato scenari molto diversi. Ma giorni fa la Bce ha pubblicato le sue stime macro, e ci attendiamo che guidino gli istituti a fare accantonamenti più rilevanti, e idealmente un po’ più prudent i».
Dai conti a fine marzo Intesa Sanpaolo ha stanziato 1,5 miliardi per l’esercizio come cuscinetto, Ubi 50 milioni. Prima di settembre («verso luglio », ha detto Enria), ci sarà anche chiarezza sui dividendi: congelati dalla Bce fino a ottobre, ma che l’organo supervisore dell’Eurotower (Esrb) ha ieri «raccomandato» di non pagare fino a gennaio 2021. In Borsa il settore ha sofferto: Intesa ha perso il 4,6%, Ubi il 5% .
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