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Intesa-Ubi, Brescia non scioglie la riserva

A pochi giorni di distanza dall’avvio dell’Offerta pubblica di scambio di Intesa (la partenza è prevista per il 6 luglio), i grandi azionisti di Ubi ragionano sul da farsi. Pro e contro dell’operazione ieri sono stati al centro dell’incontro, del tutto interlocutorio, che ha chiamato a raccolta il fronte bresciano dell’ex popolare, riunito sotto il Sindacato azionisti di Ubi.

Nessuna decisione formale è stata presa dall’assemblea, anche perchè il Cda di Ubi, che si riunirà venerdì, ancora non si è espresso nel merito. E se è vero che è dato per scontato che il vertice dell’ex popolare bollerà come “ostile” l’Ops di Intesa, e quindi non conveniente, è anche vero che i soci bresciani vogliono avere in mano tutte le informazioni possibili per valutare compiutamente l’offerta di Ca’ de Sass ed esprimersi di conseguenza.

Ieri dunque l’incontro è stato occasione per un’informativa da parte dei vertici del patto in un clima che fonti vicine al sindacato definiscono «lineare e coeso». Almeno ufficialmente, dunque, il patto si mostra compatto, sebbene al suo interno non manchino posizioni e letture differenti rispetto alla proposta di Intesa. Non è un caso che i soci della città della Leonessa, diversamente dal fronte bergamasco del patto dei Mille e dal patto Car – che da subito si sono opposti all’Ops – ancora non si siano espressi sull’operazione. O che l’imprenditore Giuseppe Lucchini, uno degli storici aderenti al sindacato, a inizio maggio si sia sfilato dalla compagine in dissenso con i vertici. Con l’8% circa del capitale, i bresciani rappresentano un possibile ago della bilancia della partita, anche perchè tra loro si contano diverse famiglie di peso, tra cui quella di una figura di spicco come Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa. Qualcuno non esclude che, pur in presenza di un’indicazione unitaria del patto, alla fine ogni aderente si muova in maniera autonoma, vista anche la natura consultiva del patto.

Si vedrà. Di certo a Brescia ogni mossa verrà ponderata, anche alla luce di ciò che nel frattempo accadrà sugli altri fronti aperti. L’attenzione in particolare è concentrata sulle valutazioni che stanno compiendo le due fondazioni di peso (aderenti al Car) della banca, ovvero Fondazione Banca Monte di Lombardia (4,96%) e la Fondazione Cassa Risparmio di Cuneo (5,91%). Da subito contrari alla fusione, i due enti nei giorni scorsi hanno affidato a SocGen l’incarico di advisor per valutare i termini finanziari della proposta di Intesa. A quanto risulta al Sole 24Ore, tuttavia, negli ultimi giorni si sarebbe aperto un canale di dialogo tra le due realtà e la stessa Ca’ de Sass, tanto che secondo alcuni rumors negli ultimi giorni si sarebbe tenuto anche un incontro tra lo stesso ceo di Intesa, Carlo Messina, e il presidente dell’ente Giandomenico Genta. «In questo momento circolano le notizie più fantasiose: la Fondazione Crc rimane sulle posizioni già più volte espresse», è il commento che filtra da Cuneo.

Intanto, ieri, sul fronte operativo Intesa – che ha ricevuto il premio Ctf Aipsa 2020 dedicato alla cyber security – ha perfezionato la cessione del merchant acquiring a Nexi, con una plusvalenza di circa 1,1 miliardi. La plusvalenza include l’effetto riconducibile alla differenza tra il prezzo di acquisto del 9,9% di Nexi (senza i diritti di governance connessi) e il corrispondente valore risultante dalla quotazione delle azioni Nexi. Nexi è stata assistita da Mediobanca, BofA, Legance e Gitti & Partners, nonché da Pwc e Kpmg. Pedersoli e Tremonti gli advisor legali e fiscali per Intesa.

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