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Intesa torna in utile, confermata la cedola

Intesa conferma il dividendo 2012 – cinque centesimi come l’anno scorso per le ordinarie – ma soprattutto prenota già quello 2013, che «si manterrà almeno sullo stesso livello», come ha anticipato il ceo, Enrico Cucchiani.
D’altronde se c’è un accento particolare nei conti del gruppo approvati ieri dal consiglio di gestione è tutto concentrato sul binomio profittabilità-sostenibilità: al suo ultimo bilancio prima del rinnovo degli organi previsto ad aprile, il consiglio ha voluto sottolineare che gli sforzi per difendere quest’ultima – dagli accantonamenti prudenziali alla riduzione dei costi operativi – non sono incompatibili con la remunerazione degli azionisti, grazie a un «bilancio estremamente solido» che dovrebbe consentire alla banca di «passare a una strategia meno conservativa» non appena le condizioni di mercato dovessero migliorare.
Dati alla mano, Ca’ de Sass – che ieri ha chiuso in rialzo dello 0,4% a Piazza affari, in una giornata di perdite per quasi tutti i titoli bancari europei – archivia il 2012 con 1,6 miliardi di utile netto, dopo gli 8,19 miliardi di perdite del 2011 integralmente dovuti agli impairment del goodwill (senza i quali il risultato sarebbe stato positivo per 2,04 miliardi), combinato disposto di un aumento del 6,5% dei proventi operativi (a quota 17,8 miliardi) e al tempo stesso di una riduzione del 2,5% degli oneri operativi, scesi sotto i nove miliardi. Tutto questo nonostante un quarto trimestre che si è chiuso in rosso per 83 milioni, leggermente meglio delle previsioni degli analisti, segnato dalla svalutazione per 107 milioni sulla partecipazione in Telco e da 1,7 miliardi di accantonamenti e rettifiche sui crediti. In totale, il 2012 è costato alla banca 4,7 miliardi in termini di rettifiche, la metà degli interessi netti (9,4 miliardi, in calo del 3,6%) e circa un quarto degli interi proventi operativi.
La crisi, dunque, si fa sentire. Ma tra le slide che ieri Cucchiani ha proposto agli analisti ce n’è anche una che fotografa chiaramente la condotta prudenziale di Intesa, che continua a mantenere i crediti deteriorati netti al 7,5% del totale dei crediti, contro una media dell’11,2% delle prime cinque banche italiane. Motivo per cui, come ha rivelato ieri lo stesso ceo, Intesa ha superato quasi indenne la recente ispezione di Bankitalia: «Ci è stato assegnato un impeccabile certificato di buona salute», ha detto ieri Cucchiani, spiegando che dopo l’audit di Via Nazionale la banca ha dovuto fare aggiustamenti sulla valutazione degli asset «molto marginali, pari a soli 6 milioni di euro».
«Siamo più forti di un anno fa», ha ripetuto più volte il consigliere delegato. Che, in particolare, ha voluto ribadire che «Intesa è una delle poche banche al mondo già in linea con Basilea 3, sia per coefficienti patrimoniale che per requisiti di liquidità»: il Core Tier 1 ratio è in aumento di 110 punti base rispetto a fine 2011, attestandosi all’11,2%, mentre il Common equity cresce di 70 punti base al 10,6%, «un livello tra i più elevati tra le banche europee». Tutto questo al netto degli 832 miliardi di dividendi, 10 in più di quelli distribuiti – attingendo alle riserve – al termine dell’esercizio del 2011.
Per il 2013, ha detto Cucchiani, l’obiettivo resta quello di staccare un’altra cedola almeno da cinque centesimi, «un dividendo piuttosto buono e generoso, date le circostanze», come ha detto Cucchiani. Eventuali ritocchi saranno valutati in base all’evoluzione del quadro economico globale ma soprattutto italiano, dove peraltro il gruppo ha aumentato sensibilmente l’esposizione: a fine 2012, ha rivelato il ceo, l’esposizione al rischio sovrano dell’Italia era salita a 90 miliardi di euro, contro gli 80,2 di fine settembre e i 59,7 di un anno prima.
Tutt’altro discorso per l’Ungheria. La presenza nel paese, con Cib Bank, è costata 279 milioni di perdite solo nel quarto trimestre 2012, vale a dire la metà delle componenti straordinarie negative, e il peggio – sembra – dovrebbe ancora arrivare, complici le politiche, piuttosto ostili alle banche straniere, del governo guidato da Viktor Orban. «L’Ungheria era una volta un buon mercato per i servizi finanziari – ha detto Cucchiani –, adesso é diventata un incubo. Noi lo stiamo gestendo, stiamo predisponendo azioni aggressive e siamo pronti a ridurre la nostra presenza». Brutte notizie anche dall’Ucraina, dove la perdita pre-tasse di Pravex-Bank é stata di 98 milioni.

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