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Intesa, nuovo team per le ex popolari

Intesa Sanpaolo ha mandato la cavalleria. Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori del gruppo, ieri di prima mattina ha incontrato il sindaco di Vicenza, Achille Variati e di Montebelluna, Marzio Favero. Una visita volta a stabilire un approccio soft nel giorno in cui sono scomparse le due ex popolari di casa, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Oltre 150 anni di storia finiti in un fallimento, al termine della ventennale gestione che faceva capo a Gianni Zonin e Samuele Sorato (a Vicenza) e a Vincenzo Consoli e Flavio Trinca (a Montebelluna).

Barrese dopo gli amministratori locali si è dedicato alla rete operativa. Intesa ha già costituito una nuova direzione regionale in cui confluiranno i rami d’azienda delle due ex popolari, la cui responsabilità è stata affidata a Gabriele Piccini, l’ex country manager per l’Italia di Unicredit, fino a domenica scorsa amministratore delegato di Banca Nuova – controllata siciliana della Vicenza – mentre a capo dell’area Nordest rimane Renzo Simonato.

Le tensioni rimangono però vivissime. Nella sede storica della Veneto, in piazza Dall’Armi a Montebelluna, ieri due azionisti, fratello e sorella, si sono barricati per tre ore nell’ufficio del direttore minacciando il suicidio: hanno perso 2 milioni investiti nella banca. L’intervento dei carabinieri ha evitato il peggio. A parte l’episodio, il change over è avvenuto senza interruzioni operative e già oggi dovrebbe iniziare il rebranding .

Sulla acquisizione delle due banche è tornato anche il ceo Carlo Messina che, dopo aver incassato l’ok di Moody’s, ha puntualizzato l’importanza dell’operazione: «Credo che concorra a ridurre il rischio sistemico in maniera significativa. Ritengo che anche Mps sia vicino ad una soluzione e quindi il sistema bancario italiano è assolutamente paragonabile a quello degli altri Paesi europei». Quanto al passato, Messina è stato chiarissimo: «Il mestiere del banchiere è basato su fiducia e reputazione, chi tradisce la fiducia dei propri clienti deve pagare».

Il ceo di Intesa ha poi puntualizzato due aspetti strategici: le circa 3.800 uscite dal gruppo saranno tutte volontarie e incentivate, nessuno sarà licenziato, mentre i risparmiatori che hanno investito nei bond subordinati delle due banche saranno rimborsati. Un’operazione, ha detto il presidente di Intesa, Gian Maria Gros-Pietro, che ha scongiurato «l’effetto domino».

Ora inizia una storia nuova. In salita. Come ha evidenziato il presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi, Intesa si ritrova ad avere il 31,9% dei fidi concessi in provincia, una percentuale elevatissima che potrebbe «portare a decisioni di ridurre gli affidamenti ad aziende impegnate con le tre banche, con effetti pesantissimi per alcuni». È proprio questo il primo ostacolo.

Stefano Righi

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