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Intesa svela un utile di 1,05 miliardi. Messina: «Risultati 2019 in crescita»

Nonostante la fase di mercato rimanga complicata – con tassi ai minimi, mercati incerti e spread a livelli elevati -, Intesa Sanpaolo conferma la capacità di generare reddito. E, per voce del suo numero uno Carlo Messina, ribadisce l’obiettivo già annunciato da tempo al mercato: ovvero quello di agguantare un utile netto nel 2019 maggiore di quello 2018, anno in cui l’istituto ha messo in cascina 4,05 miliardi. E confermare così un payout dividend dell’80%.

Il manager sottolinea il concetto più volte nel corso della conference call con gli analisti, affinchè il messaggio sia ben chiaro al mercato. «Nel 2019 sono sicuro che daremo un risultato netto superiore a quello del 2018», dice Messina. Una promessa non banale, va detto. Soprattutto alla luce del contesto macroeconomico in cui si trova l’Italia. Il nostro paese, dopo due trimestri consecutivi in frenata, solo nel primo trimestre dell’anno ha rialzato la testa, con una crescita dello 0,2%. Le previsioni sono magre: secondo le stime economiche diffuse ieri dall’esecutivo Ue, nel 2019 il Pil italiano crescerà dello 0,1% e nel 2020 dello 0,7%. E lo spread tra Btp-Bund, permane su livelli elevati, attorno ai 250 punti base, circa cento punti base in più rispetto al suo valore reale, evidenzia Messina. La zavorra, insomma, è notevole. Ca’ de Sass tuttavia è «in linea» per avere un «ottimo dividendo anche quest’anno – dice Messina – Il nostro obiettivo è quello di remunerare i nostri azionisti e lo abbiamo dimostrato negli anni scorsi. Il nostro impegno è per dividendi consistenti e sostenibili».

Il gruppo riesce del resto a chiudere uno «dei migliori primi trimestri dal 2008 per risultato netto grazie alle performance della gestione caratteristica», si legge nella nota della banca. Nei primi tre mesi dell’anno, la banca mette al sicuro un utile di 1,05 miliardi: il dato è in calo (-16%) rispetto agli 1,25 miliardi registrati nel primo trimestre di un anno fa, quando però era arrivato il “bonus” (da 246 milioni) legato alla cessione della quota in Ntv. Al netto di quella plusvalenza, il primo trimestre 2019 si chiude comunque in crescita del 4,4%.

Per raggiungere questo risultato, la banca ha agito in particolare su due leve: i costi e gli accantonamenti, entrambi in forte riduzione. Gli oneri operativi sono scesi infatti del 4,5% da un anno all’altro. Così facendo, Intesa Sanpaolo conferma la sua capacità nel gestire tutte le spese, amministrative e del personale, tanto che il Cost/Income (atterrato dal 53% al 50,2%) la porta a livelli top su scala europea. Nel contempo, il gruppo guidato da Carlo Messina beneficia della forte riduzione delle rettifiche sui crediti: un effetto, questo, della pulizia sul portafoglio crediti avviata negli anni scorsi e della contemporaneo aumento delle coperture al 54%. Il gruppo nel primo trimestre ha registrato il più basso flusso di crediti deteriorati del 1° trimestre di sempre, con rettifiche nette su crediti in calo del 23,6% rispetto a un anno prima. Sul fronte della riduzione dei crediti deteriorati, evidenzia Messina, «abbiamo già raggiunto il 64% degli obiettivi del piano d’impresa senza costi per gli azionisti».

Costi e accantonamenti più bassi consentono di più che compensare il calo degli interessi e le commissioni. Complice uno scenario di mercato sfavorevole, se i primi sono scesi di 100 milioni da un anno all’altro (da 1,85 a 1,76 miliardi), le commissioni si sono ridotte da 2,02 miliardi a 1,88 miliardi. Difficile del resto andare contro un mercato in cui i tassi guida permangono a livelli raso terra, o meglio sottozero, visto l’Euribor a 3 mesi a -0,3%. Messina, sul fronte delle commissioni, evidenzia che è stato toccato un livello «minimo» e che «si può solo migliorare».

Le attese sono per un secondo semestre di ripresa. Su questo conta la banca, che continua anche a lavorare sulla riduzione dei crediti deteriorati, il cui stock è il più basso dal 2009. In ballo c’è il dialogo avviato in esclusiva con Prelios per la cessione di una porzione di inadempienze probabili (Utp) e l’assegnazione in gestione di una quota ampia di deteriorati, per un portafoglio di circa 10 miliardi di euro. «Stiamo lavorando sugli Utp» e la valutazioni finali saranno fatte «entro fine giugno, inizio luglio: quello è il periodo in cui capiremo se accelerare da soli o se fare una partnership». In ogni caso, non ci saranno «impatti sulla redditività e sul patrimonio e quindi sulla nostra capacità di raggiungere i target del nostro piano».

Luca Davi

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