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Intesa sul futuro dell’Europa post Brexit

È ormai chiusa la Dichiarazione di Roma, il testo che nelle intenzioni dei leader europei dovrebbe risvegliare l’Unione dopo la Brexit dotandola di un programma per i prossimi dieci anni. Sabato in una capitale blindata i Ventisette – non ci sarà la britannica Theresa May – in occasione del sessantesimo anniversario del Trattato di Roma proveranno a nascondere le distanze che li dividono con un testo che per mettere d’accordo tutti è stato annacquato ma che alla fine per il governo italiano sarà in grado di segnare un momento di rilancio: «È il primo messaggio politico di reazione dopo la Brexit », spiega il sottosegretario Sandro Gozi.
La scelta è stata di tenere tutti a bordo e il primo problema è arrivato dalla Polonia governata dai fedelissimi di Jaroslaw Kaczynski. Varsavia non vuole ulteriori cessioni di sovranità e cerca di bloccare la possibilità che, nel nome dell’Europa a più velocità, chi vuole vada avanti nell’integrazione su alcune materie sul modello di euro e Schengen. Gli altri leader ritengono invece che dopo la crisi, con l’America di Trump e la Russia di Putin impegnate a soffiare contro l’Europa e i populisti alle porte dei palazzi governativi di mezzo continente, l’unico modo di rinforzare l’Unione sia di renderla capace di rispondere alle aspettative dei cittadini. Per questo si pensa a cooperazioni rafforzate su sociale, difesa, sicurezza e a un irrobustimento della governance dell’eurozona.
Così si è arrivati al compromesso: «Agiremo insieme – la formulazione al momento accettata da tutti – a velocità e intensità diverse laddove necessario, muovendoci nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i Trattati e mantenendo la porta aperta per quelli che vorranno unirsi più tardi». Un impegno a non creare un’Europa di seria A e una di serie B, scenario paventato dalle capitali dell’Est, ma anche il modo di evitare che in futuro alcuni governi possano bloccare gli altri. Varsavia – dopo che le altre capitale dell’Est si sono allineate – dietro le quinte ha dato l’ok al testo, ma non si possono escludere colpi di coda.
A ricordare che resta anche la faglia Nord-Sud è la Grecia di Alexis Tsipras: Atene ha posto una riserva sul testo, ma di fatto punta a ottenere un ammorbidimento nei negoziati sul nuovo salvataggio del suo debito. Per questo si scommette che l’obiezione greca possa cadere nelle prossime 48 ore. Se fosse firmata da tutti, come probabile, la Dichiarazione rilancerebbe l’Europa nei giorni in cui si è aperto un nuovo fronte, quello con la Turchia, ieri reso più caldo dalle minacce di Erdogan: dopo il referendum sul presidenzialismo del 16 aprile, promette, Ankara cambierà il suo rapporto l’Europa «fascista e crudele».

Alberto D’Argenio

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