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Intesa stringe i tempi: assemblea Ubi a settembre

Ancora una manciata di ore, e l’Offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi arriverà al traguardo. Oggi si chiudono infatti i termini per l’adesione all’Opas da parte degli azionisti dell’ex popolare. A ieri sera era stato conferito il 75,7% del capitale. Una quota lievemente superiore al 72% del giorno precedente, quando già era stata superata la soglia critica del 66%, che garantisce a Intesa il controllo di Ubi Banca.

Stasera arriveranno dunque i numeri finali dell’operazione che ha visto la fusione tra la prima e la quarta banca del Paese. Gli advisor di Intesa – tra cui Mediobanca ed Equita – sono al lavoro per rendere il più rotondo possibile l’esito della partita. L’auspicio, in Ca’ de Sass, è di raggiungere una quota attorno all’80% del capitale, numero che solo qualche giorno fa sembrava irraggiungibile ma che oggi invece appare a portata di mano. Decisivo in questo senso si è rivelato il cambio di atteggiamento negli ultimi giorni da parte dei grandi azionisti Ubi, dalle Fondazioni di Cuneo e Banca del Monte di Lombardia, fino ad arrivare alle grandi famiglie imprenditoriali appartenenti al patto Car. L’apprezzamento per l’offerta di Intesa si è fatto man mano strada perfino all’interno del board di Ubi, dove due consiglieri (Letizia Bellini Cavalletti e Silvia Fidanza) nei giorni scorsi hanno aderito all’Opas.

Si vedrà oggi quali saranno gli esiti. All’appello di certo manca invece ancora una quota del mondo retail, stimata secondo fonti finanziarie attorno all’1-3%. L’advisor Morrow-Sodali, global information agent di Intesa, si è concentrato in particolare su questo fronte, andando a raccogliere in questi giorni partecipazioni su circa 150mila piccoli azionisti appartenenti all’ex popolari. I radar sono rivolti in particolari verso piccoli soci, spesso con spezzature, che hanno ancora qualche ora per non rimanere esclusi dal riconoscimento del premio che verrà meno una volta che l’Opas si sarà chiusa. Fuori dalla conta si chiamerà Parvus, che ha già consegnato un 2,5% del capitale (tenendo dunque fuori il restante 5,9%), così come è destinata a rimanere ai margini una quota (4,5%) riconducibile in particolare ai fondi indicizzati, come gli Etf.

Numeri a parte, in casa Intesa Sanpaolo già si lavora alle prossime tappe. Del resto, a meno di clamorosi (e improbabili) balzi delle adesioni quest’oggi oltre quota 90% o 95% – che porterebbero Ca’ de Sass all’offerta obbligatoria sulle azioni residue e quindi all’automatica fusione e delisting -, il gruppo di Carlo Messina dovrà passare dall’assemblea straordinaria di Ubi per procedere all’incorporazione.

Il primo step è dunque rappresentato dalla convocazione dell’assemblea che servirà a nominare il nuovo Consiglio di Ubi. Nei prossimi giorni Intesa invierà una lettera al board della banca di Bergamo per chiedere la convocazione dell’assise, che a questo punto potrebbe tenersi già tra metà settembre e metà ottobre. Fino ad allora non è escluso che possa restare in carica l’attuale Cda della banca, in prorogatio, anche se diversi osservatori ritengono scontate le dimissioni dei vertici della banca, dall’a.d. Victor Massiah alla presidente Letizia Moratti al vicepresidente Roberto Nicastro.

L’obiettivo di Ca’ de Sass, che nell’operazione è supportata dallo Studio Pedersoli sul fronte legale, è comunque fare presto: una volta entrato in carica il nuovo Cda, Intesa vorrà affrontare da subito la questione della cessione delle 532 filiali a Bper, e delle 17 residue (tramite un’asta) a un soggetto terzo, così da rispettare i dettami dell’Antitrust. Dopo di che, nella primavera del 2021, ci sarà spazio per la convocazione della nuova assemblea straordinaria che approverà la fusione, da tenere in concomitanza con assemblea che approva il bilancio. A valle dell’incorporazione, arriverà il delisting.

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