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Intesa Sp, primi nella Ue

L’accordo strategico siglato con il gruppo scandinavo Intrum sui crediti deteriorati avvicina Intesa Sanpaolo al raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano strategico, «di fatto già centrati»: lo ha affermato l’a.d. della Ca’ de Sass, Carlo Messina, presentando l’accordo con Intrum. Esso prevede la costituzione di un operatore di primo piano nel servicing di Npl nel mercato italiano, con l’integrazione delle due piattaforme italiane con queste caratteristiche: circa 40 miliardi di euro in servicing; 51% della nuova piattaforma detenuto da Intrum e 49% da Intesa Sanpaolo; un contratto di durata decennale per il servicing di crediti in sofferenza di Intesa a condizioni di mercato; importanti piani di sviluppo commerciale della nuova piattaforma nel mercato italiano; circa mille dipendenti interessati, incluse 600 persone provenienti dal gruppo Intesa. È prevista anche la cessione e cartolarizzazione di un rilevante portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo Intesa Sanpaolo, pari a 10,8 miliardi di euro al lordo delle rettifiche di valore, a un prezzo in linea con il valore di carico già determinato per la parte di sofferenze.«Nel piano d’impresa di Intesa Sanpaolo il target al 2021 di riduzione degli Npl è di 26 miliardi di euro: in un colpo solo ci siamo liberati di 11 miliardi, ce ne rimangono solo 15», ha osservato Messina. «Con questa operazione, che ci porterà a essere la migliore banca europea, ce la faremo». Per le restanti dismissioni il banchiere prevede, invece, operazioni di taglio più contenuto.

«Il piano d’impresa recentemente presentato aveva individuato, tra i punti chiave, quello di diventare la banca numero uno in Europa.», ha osservato il numero uno di Ca’ de Sass. «Abbiamo le caratteristiche per farlo. L’unico elemento che, nella comparazione con i grandi gruppi internazionali, rimaneva come punto di debolezza era l’importante stock di Npl. Dopo la forte pressione che la Bce ha fatto con l’addendum, abbiamo sanato il punto di debolezza comparativo».

Messina ha precisato che questa iniziativa non riguarda i clienti che possono tornare in bonis: «Quella è un’area core business della banca e rimane all’interno». La piattaforma in joint venture, ha aggiunto l’amministratore delegato di Intrum, Mikael Ericson, sarà anche a servizio di altre banche, soprattutto di piccole e medie dimensioni.

Messina ha quindi allargato l’orizzonte della sua analisi, sottolineando che questa operazione stabilizza le condizioni del mercato degli Npl in Italia.

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