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Intesa Sp., partita l’ops su Ubi

È partita ieri l’offerta pubblica di scambio volontaria (Ops) promossa da Intesa Sanpaolo sulla totalità delle azioni di Ubi Banca lo scorso 17 febbraio che, al netto di eventuali proroghe, si concluderà il 28 luglio (data di pagamento per il corrispettivo prevista il 3 agosto).

Nella giornata di ieri, secondo le comunicazioni di Borsa Italiana, sono state portate in adesione all’offerta 1.961.815 azioni pari allo 0,171% del capitale. L’offerta prevede 17 azioni proprie di Intesa per ogni 10 titoli di Ubi B. e qualora dovesse andare in porto darebbe vita a un campione nazionale con oltre 1.100 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela.

In mattinata, Intesa ha precisato tre concetti chiave sull’offerta, ovvero che le stime sulle sinergie sono superiori a quelle previste da Ubi, che il dividendo offerto è congruo e che acquisendo almeno il 50% del capitale più un’azione di Ubi Banca (soglia di partecipazione di controllo autorizzata dalla Bce), potrà esercitare la maggioranza dei diritti di voto in assemblea e potrà legittimamente nominare un nuovo cda (con la partecipazione di consiglieri indipendenti come previsto dalla legge e dallo statuto di Ubi Banca).

Intanto, ieri si è svolto il cda della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, mentre giovedì è previsto un consiglio di amministrazione (cda) di Intesa Sanpaolo che ha all’ordine del giorno anche un aggiornamento agli amministratori sull’Ops. Dopo questo cda si dovrebbero esprimere sulla questione il sindacato azionisti Ubi, il cosiddetto Patto dei Bresciani, che detiene circa l’8% del capitale di Ubi e che non ha ancora sciolto ufficialmente la riserva. Nella serata di ieri è arrivata anche una nota della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo presieduta da Giandomenico Genta: dopo l’esame del cda sull’ops si riaggiorna.

L’Ops ha preso il via in questo clima, dopo che venerdì il cda di Ubi Banca ha bocciato l’Ops, bollandola come «non concordata e non conveniente per i soci» e ha presentato l’aggiornamento del piano industriale al 2022 che prevede un utile di 562 mln a fine business plan rispetto ai 665 mln stimati in precedenza con una riduzione di circa 1 punto percentuale di Rote. Il capitale in eccesso distribuibile rispetto a una soglia minima di Cet1 del 12,5% ammonta per il triennio 2020-2022 a circa 840 milioni di euro, equivalenti a un ammontare cumulato di oltre 73 centesimi per azione nel periodo. Secondo indiscrezioni stampa la Bce avrebbe acceso un faro sull’Update al business plan per capire come in vista di un utile inferiore la banca possa aumentare le cedole. Da molti osservatori questa mossa è stata letta come un incentivo in più ai soci per rifiutare l’offerta di Intesa.

Intanto, il Patto Car, indicato da molti come il fortino della «resistenza» all’Ops, perde Mario Cera che venerdì ha presentato le dimissioni dal comitato direttivo. Una mossa che è stata letta come lo sfaldamento del fronte del «no» all’Ops dopo che il presidente della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Aldo Poli, ha rilasciato alcune dichiarazioni in cui apre alla valutazione dell’offerta di Intesa. Non va dimenticato che le fondazioni azioniste della banca guidata dal ceo, Victor Massiah nei giorni scorsi hanno nominato l’advisor Societé Generale Cib per la valutazione degli elementi economico-finanziari dell’Ops proprio in previsione del prospetto di offerta. E hanno affidato al presidente il mandato per gli ulteriori contatti e approfondimenti necessari per le definitive valutazioni, riservandosi la decisione al momento in cui saranno disponibili tutti i necessari elementi.

L’offerta ha già incassato il via libera di Consob al documento di offerta e al prospetto informativo (condizione necessaria per il lancio dell’offerta). Va ricordato, inoltre, che Intesa Sanpaolo, la banca guidata dal ceo, Carlo Messina, ha già incassato il via libera di Banca d’Italia e di Bce e, nei giorni scorsi, anche quello dell’Istituto per la Vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), le autorizzazioni preventive all’acquisizione indiretta di una partecipazione di controllo in BancAssurance Popolari e di partecipazioni qualificate in Aviva Vita e Lombarda Vita.

Ca’ de Sass contestualmente ha ricevuto anche l’autorizzazione preventiva dell’autorità lussemburghese Commission de Surveillance du Secteur Financier all’acquisizione indiretta di una partecipazione di controllo in Pramerica Management Company, con sede in Lussemburgo. A questo punto, a livello autorizzativo – manca solo il verdetto dell’Antitrust.

Intanto, nella giornata di ieri, in cui è partita l’Ops di Intesa Sanpaolo sulla totalità delle azioni di Ubi Banca il cda e il consiglio generale della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo (Crc) si sono riuniti per esaminare la documentazione finora pubblicata dall’offerente Intesa Sanpaolo e dall’emittente Ubi Banca relativa all’offerta pubblica di scambio lanciata lo scorso 17 febbraio. Alle riunioni, si legge in una nota, hanno partecipato Societé Generale, l’advisor finanziario scelto da Fondazione Crc e Fondazione Banca del Monte di Lombardia per assisterle nel percorso dell’Ops, e lo Studio legale Pavesio e Associati, consulente legale della Fondazione Crc. Le riunioni hanno avuto l’obiettivo di supportare gli organi della Fondazione Crc nell’esame delle condizioni economiche e dei termini dell’offerta, anche alla luce del piano industriale aggiornato di Ubi Banca, presentato venerdì che evidenzia nuove prospettive e scenari meritevoli di approfondimento. Il consiglio generale e il cda si riaggiornano.

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