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Intesa Sp, nove mesi da record

Intesa Sanpaolo ha archiviato i primi nove mesi con numeri da record. L’a.d. Carlo Messina ha spiegato che fra gennaio e settembre sono stati registrati i risultati migliori da dieci anni a questa parte sul fronte dell’utile netto, dei proventi operativi e delle rettifiche su crediti. «Sono stati, inoltre, i migliori nove mesi di sempre sul fronte delle commissioni», ha aggiunto il banchiere.L’utile netto è ammontato a 3,012 miliardi di euro rispetto ai 2,388 mld dello stesso periodo del 2017, escludendo il contributo pubblico (5,888 mld comprendendo quest’ultimo). I coefficienti patrimoniali sono stati del 13,5% per il Cet 1, del 15,2% per il Tier 1 e del 17,7% per il coefficiente totale. I proventi operativi netti sono aumentati del 4,3% a 13,685 miliardi e, in particolare, le commissioni nette sono salite dello 0,4% a 5,928 mld. I crediti deteriorati sono diminuiti di 30 miliardi. I numeri sono in linea con gli obiettivi del piano industriale.

Nel terzo trimestre l’utile netto è stato di 833 milioni di euro rispetto ai 927 mln del trimestre precedente e ai 650 mln di dodici mesi prima. Le commissioni nette sono diminuite del 3,4% a 1,924 miliardi. I costi operativi sono stato pari a 2,306 miliardi, invariati su base trimestrale e in calo del 2,7% sui dodici mesi. Il cost-income si è posizionato al 54% rispetto al 50,1% del secondo trimestre e al 55,9% dello stesso periodo del 2017.

«Sono un amante dei dividendi, posso dire che a fine anno gli azionisti di Intesa Sanpaolo saranno molto contenti», ha detto Messina, confermando il payout dell’85%, così come l’utile netto in aumento. «Nei primi nove mesi dell’anno Intesa Sanpaolo ha già conseguito il 90% degli utili netti realizzati nel 2017». Il modello di business di Ca’ de Sass «e l’attività finanziaria che svolge sui mercati sono strutturati per assorbire eventuali impatti derivanti dalla volatilità del contesto macroeconomico», ha commentato l’a.d. riferendosi al contesto generale. «Continuiamo a considerare l’Italia un paese molto forte, con fondamentali molto solidi. Le società italiane sono solide, basate sull’export, più redditizie e meglio capitalizzate rispetto al periodo precedente la crisi». Messina non è «affatto preoccupato» dell’impatto che avrà la Legge di bilancio sul settore bancario: «Siamo d’accordo sul fatto che la comunicazione del governo non è sempre delle più accorte, ma nemmeno quella della Commissione europea lo è. Detto ciò, bisogna guardare alla realtà: l’Italia è un paese solido». In tale contesto «lo spread dovrebbe essere più vicino ai 150 punti base che ai 300». Messina ha detto di non riscontrare alcun segnale che indichi il deflusso verso l’estero dei depositi della clientela e di non essere preoccupato del fatto che i risparmi degli italiani possano confluire su Btp e altri titoli di stato nazionali.

A Piazza Affari il titolo Intesa Sanpaolo ha chiuso in progresso dell’1,28% a 2 euro.

Giacomo Berbenni

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