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Intesa scopre le carte “Vogliamo le Generali” E il Leone vola in Borsa

Intesa Sanpaolo conferma che il suo management ha «valutazioni in corso per possibili combinazioni industriali con Generali». Lo fa al termine della seconda seduta con volumi da scalata sulle presunte prede Generali (+8,2%) e Mediobanca (+5,6%) e vendite sulla banca (-4,4%) interessata al colosso delle polizze.
La banca lega il dossier alle strategie di «crescita nel risparmio gestito, nel private banking e nell’assicurazione in sinergia con le proprie reti bancarie, anche con possibili partnership internazionali». In quest’ottica, l’ad Carlo Messina «valuta regolarmente le opzioni di crescita endogena ed esogena, incluse quelle proposte da banche d’affari, secondo stringenti criteri di preservazione della leadership di adeguatezza patrimoniale e coerentemente con la creazione e distribuzione di valore per i propri azionisti». Questo passaggio fa ipotizzare che un dossier proposto da consulenti sia finito sulla stampa, e la cosa ora metta in difficoltà Ca’ de Sass: perché con poche altre sedute simili alle ultime due i valori del concambio di un’eventuale offerta carta contro carta su Generali potrebbero rivelarsi non più convenienti o praticabili. In Borsa, infatti, molti vendono Intesa Sanpaolo, per le difficoltà operative e finanziarie che una scalata da 20 miliardi implica, e comprano speculativamente la filiera Generali, sperando in una guerra di rilanci.
La comunicazione di ieri non è stata chiesta da Consob, tuttavia l’autorità del mercato s’è mossa, convocando tra oggi e domani i principali attori delle grandi manovre che scuotono ancora la finanza italiana: la compagnia delle polizze, la maggior banca italiana e Unicredit, primo socio in Mediobanca che a sua volta è il primo azionista a Trieste con il 13,24%. La Consob ha scelto la via riservata, per conoscere le loro intenzioni: non l’articolo 114 del Testo unico della finanza, che impone la comunicazione tempestiva “al pubblico”, ma il 115 di “comunicazione alla Consob”.
L’interpretazione ufficiale è che, appurato l’interesse concreto della banca verso Generali, la Commissione ha preferito la forma privata per non vedersi opporre il diniego (prassi consentita dalla normativa quando ci sono rischi di pregiudicare con una nota stampa un’operazione). Un’interpretazione più politica lascia invece intravedere il sostegno delle istituzioni – governo incluso, anche se sta ben coperto – alla mossa difensiva di Ca’ de Sass, vista anche come un arrocco contro le mire crescenti degli investitori francesi in Italia. L’interesse ad annettersi Generali, rivale fiaccata in Borsa e nella redditività, è concreto e crescente: nel 2016 ha coinvolto sia i vertici di Allianz – che lo scorso luglio proposero all’ad di Zurich Mario Greco appena uscito da Generali di comprarsi le “eccedenze” ai fini Antitrust risultanti da una loro scalata a Trieste; mentre sotto Natale sono stati i vertici della francese Axa ad andare vicini a un annuncio su Generali, poi rimandato anche per ragioni di opportunità politica.
Oggi Generali riunirà il cda per fare il punto sulla situazione, dopo la mossa difensiva che lunedì ha portato il Leone a comprare il 3% di Intesa Sanpaolo per sterilizzarne una controscalata ostile. Nella riunione dovrebbe essere sancito l’addio del dg Alberto Minali, la cui posizione non sarà integrata per rafforzare l’ad Philippe Donnet. Proprio da Trieste, e da Mediobanca che ne è il fulcro da un quindicennio, starebbero in queste ore giungendo “segnali di fumo”, e di disponibilità a sedersi a un tavolo per discutere di un’operazione da fare insieme, che salvi la bandiera nazionale sui 500 miliardi di masse gestite da Generali senza stravolgerne gli assetti. Ma finora la guida di Intesa Sanpaolo sembra ritenere imprescindibili i due crismi finanziari del dossier allo studio (patrimonio e cedole), non la sua natura amichevole.

Andrea Greco

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