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«Intesa sarà polo aggregante»

Sugli esami della Bce, «non posso essere preoccupato». Per questo Carlo Messina parla già del dopo, quando per le banche italiane arriverà l’ora del consolidamento, che sarà «importante». Intesa Sanpaolo, però, «se ne terrà fuori». Restando in attesa che vengano a galla possibili opportunità di acquisizione in alcuni settori specifici: nel risparmio gestito, ad esempio, o nel private banking. Dove il gruppo potrebbe guardare a qualche dossier «anche in Italia», nel caso si presentasse.
Ospite alla seconda Retail banking conference, organizzata da Accenture in collaborazione con Il Sole 24 Ore, Messina ieri ha svelato le strategie che guideranno Intesa Sanpaolo all’interno del grande risiko europeo di settore che si aprirà dopo gli esami di Francoforte di domenica, e in particolare nei 9 mesi che le banche europee avranno a disposizione per sanare eventuali deficit patrimoniali. Chi dovrà puntellare il capitale metterà mano a ristrutturazioni e (soprattutto) dismissioni, ed è lì che Intesa conta di investire almeno una parte della riserva di liquidità: «Quando in ballo ci sono acquisizioni cross-border, oltre i confini nazionali, i benefici dal punto di vista dei costi e dell’efficienza sono marginali. Per questo, occorre puntare sulle sinergie di business», ha spiegato il ceo di Ca’ de Sass. Confermando, come aveva anticipato Il Sole 24 Ore il primo ottobre scorso, che nel mirino c’è soprattutto il private banking, «che è il settore che ha trainato la nostra crescita nell’ultimo anno, grazie al contributo delle commissioni», come ha sottolineato ieri Messina.
Il manager, a poco più di un anno dalla sua nomina a consigliere delegato, si trova oggi alla guida di una delle banche più patrimonializzate in Europa, come ha ricordato ieri. «Un anno fa eravamo vulnerabili, oggi non più», ha scandito Messina; sottolineando che proprio per questo il gruppo, in fondo, non potrà sottrarsi a eventuali operazioni di m&a, per quanto mirate: «In realtà, noi non avremmo alcuna particolare spinta alla crescita esogena – ha puntualizzato ieri intervistato dal vice direttore del Sole, Alessandro Plateroti –, tuttavia se anche nel periodo più duro della crisi siamo riusciti a consolidarci, dovremo guardare al futuro riassetto con un profilo da leader».
Cambia lo scenario, cambia la banca. Con gli investitori esteri in una posizione sempre di maggior forza («Erano in maggioranza all’ultima assemblea», ha ricordato Messina) e una governace in fase di rimessa a punto. Che succederà? Per le banche italiane in cui la maggioranza del capitale è in mano a investitori istituzionali è «inevitabile» che ci possa essere in futuro una loro maggiore presenza nei board, ha ragionato Messina, ricordando che nel caso di Intesa tutto «dipenderà dalla composizione delle liste che verranno effettuate nel momento dei rinnovi dei consigli»; un percorso fisiologico, dunque, così come quello che vedrà ridursi il peso delle Fondazioni: «Sono un fattore di grande stabilità dell’azionariato, e io non ho mai avuto condizionamenti», ha ribadito il manager. «Poi, il percorso è anche per loro di andare verso una diversificazione del portafoglio», ha aggiunto Messina, proprio nel giorno in cui Mediobanca ha diffuso uno studio che assegna proprio al titolo Intesa la palma d’oro nei rendimenti degli ultimi dieci anni tra i titoli più longevi di Piazza affari.
Intanto, anche in Intesa proseguono i lavori per tradurre in nuovi impieghi i fondi che la Bce tornerà a distribuire a dicembre con la seconda T-Ltro.«A oggi fra erogato e manifestazioni di interesse sono stati richiesti fra 8,5 e 9 miliardi», ha sottolineato Messina. «Abbiamo ricevuto 2,5 miliardi di richieste nella fase di prevendita del prodotto che abbiamo fatto fra luglio e agosto, a cui si aggiunge un miliardo, per un totale di 3,5 miliardi. Inoltre abbiamo già altre domande per 5,5 miliardi, che sono quelli che ci consentiranno a dicembre, quando prenderemo l’altra tranche, di completare l’erogazione di tutto l’ammontare che avremo a disposizione».
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