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Intesa Sanpaolo vende l’1,5% di Pirelli

Dopo Generali, UnipolSai e Edizione, anche Intesa Sanpaolo esce dal capitale di Pirelli. Lo fa, però, di fatto solo parzialmente. Ieri Ca’ de Sass ha valorizzato la quota detenuta direttamente nel gruppo degli pneumatici ma resta, saldamente, a monte della catena di controllo. Intesa Sanpaolo è infatti azionista con il 18,8% di Lauro 61, partecipazione che in trasparenza è pari a un 4,9% della Bicocca.
Quanto all’operazione conclusa ieri, la banca, con il supporto di Ubs e Banca Imi, ha collocato l’1,5% di Pirelli a un prezzo di 12,48 euro per azione, spuntando di fatto un valore che non incorpora alcuno sconto. Ciò ha consentito di raccogliere 89,3 milioni per una plusvalenza di 55 milioni. Complice il fatto che, come riferito da Radiocor, in molti investitori si sono presentati per chiedere una fetta dell’offerta chiusasi quindi sui valori segnati dal titolo in Borsa (+0,81% a 12,48 euro).
Questa operazione segue la vendita recente dell’intera quota in Generali e della partecipazione in Sia (29%) per un incasso complessivo di circa 600 milioni e un contributo all’utile consolidato di 234 milioni circa. Tutte mosse che rientrano nel piano di razionalizzazione del portafoglio della banca. In diverse occasioni l’amministratore delegato Carlo Messina ha sottolineato l’intenzione di dismettere nell’arco del piano le partecipazioni non bancarie (da Alitalia a Telecom passando per Rcs a Risanamento e Ntv), condizioni di mercato permettendo.
Quanto ai risvolti su Pirelli, con l’uscita di Intesa Sanpaolo sparisce dal capitale un altro dei pattisti storici della Bicocca. Come è noto, lo scorso novembre, è stato sciolto l’accordo di sindacato che governava il gruppo industriale. Da allora in diversi (Generali UnipolSai e Edizione), complici i prezzi raggiunti da Pirelli in Borsa, hanno deciso di valorizzare le rispettive partecipazioni. Risultano ancora soci, con le medesime quote, invece, Mediobanca, Massimo Moratti e Sinpar. Si tratta di poco più di un 5% del capitale della società che si aggiunge al 26,3% nel portafoglio di Camfin.

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