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Intesa Sanpaolo, utili a 3,3 miliardi. «Puntiamo sul risparmio gestito»

La direzione è quella di «convertire» in gestione del risparmio i 240 miliardi di euro che gli italiani tengono a Intesa Sanpaolo in depositi poco o zero remunerati. «I primi risultati sono già visibili nel terzo trimestre e le prospettive molto positive», afferma l’amministratore delegato Carlo Messina presentando i conti dei primi nove mesi chiusi con il miglior utile netto di periodo dal 2008, pari 3,31 miliardi di euro (+9,9%). «Un risultato importante in un contesto più complesso del previsto» osserva ancora Messina che intravede una ripresa della fiducia delle imprese, «in particolare nel manifatturiero». Il Pil ha avuto una leggera crescita, ricorda Messina segnalando come «i solidi fondamentali del Paese» abbiano assorbito il rallentamento.

La remunerazione degli azionisti resta una delle priorità del primo gruppo italiano del credito, che oltre alle grandi Fondazioni italiane vede stabilmente nel suo capitale una maggioranza di investitori istituzionali esteri. L’indice di solidità patrimoniale (Cet1) viaggia al 14,2% ed è tra i più alti in Europa. L’andamento dei nove mesi predice un 2019 in crescita e la distribuzione l’80% dell’utile in dividendi «cash». Nel 2018 il monte dividendi è stato di 3,44 miliardi (13,4 negli ultimi cinque anni). La novità potrebbe essere l’anticipo della cedola: «Non lo escludo, stiamo valutando». Messina rassicura poi sui tassi d’interesse negativi: «Non li applicheremo. I tassi bassi sono favorevoli all’ attività di wealth management». Confermato ancora una volta il ruolo della banca «a supporto del Paese», anche in riferimento alla sostenibilità e alla responsabilità sociale» con l’impegno sull’inclusione economica e la lotta alla povertà. Da gennaio a settembre Intesa ha erogato 32 miliardi famiglie e imprese e tra i dati più significativi dei nove mesi, c’è la riduzione di altri 5 miliardi dei crediti difficili. «Dal 2015, lo stock dei crediti deteriorati è stato ridotto di 33 miliardi lordi circa, al livello più basso dal 2009 — afferma Messina — E la velocità di riduzione è ampiamente superiore a quella indicata nel piano di impresa 2018-2021: in soli 21 mesi abbiamo raggiunto circa l’80% del target dei quattro anni». Il rapporto cost/income è del 49,8 % «e ci conferma ai vertici europei per efficienza — spiega Messina — un risultato del quale siamo molto soddisfatti perché raggiunto con significativi investimenti nel digitale e nella formazione».

 

Grazie all’accordo con Sisalpay e alla rete della banca di prossimità (esercizi commerciali dove è possibile effettuare operazioni semplici o piccoli prelievi) potrebbero essere chiusi mille sportelli in più rispetto a quanto previsto dal piano e accogliere nuove richieste di uscita volontaria.

Paola Pica

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