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Intesa Sanpaolo, utili a 3,1 miliardi

«Redditività sostenibile»: è la chiave con cui Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, commenta i positivi risultati del terzo trimestre, con oltre 833 di utili che portano i profitti dei nove mesi a 3,01 miliardi, salutati dalla Borsa con un +1,28% del titolo a 2,0015 euro. Risultati che si fondano sulla solidità del patrimonio — certificato anche dagli stress test per i quali «siamo vincitori», ha rivendicato il banchiere — sulla liquidità e dal modello di business, diversificato tra banca, assicurazione, wealth management, corporate & investment banking, che ha visto i ricavi crescere del 4,3% in un «contesto più complesso del previsto».

Se si considera la plusvalenza di 400 milioni della cessione degli crediti deteriorati e della piattaforma a Intrum, Intesa ha raggiunto già il 90% degli utili dell’anno scorso (che furono di 3,8 miliardi al netto degli aiuti di Stato per prendere Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e quindi può confermare l’erogazione di dividendi in maniera consistente. L’anno scorso il payout (gli utili distribuiti) era stato dell’85% e Messina intende muoversi su questa linea: «Sono un amante dei dividendi, alla fine dell’anno i miei azionisti saranno molto contenti» a cominciare dalle Fondazioni, ha detto confermando gli obiettivi del piano 2018-2021. Anche perché i risultati dei nove mesi sono stati i più alti dal 2008, come indicato in una slide.

I conti del gruppo presieduto da Gian Maria Gros-Pietro hanno sostenuto ieri l’intera Piazza Affari che ha recuperato chiudendo sulla parità. I fondamentali della banca riflettono quelli dell’Italia, nonostante le difficoltà legate alla politica, lo spread a 300 punti e il Pil in frenata.

Il rialzo dello spread a Intesa Sanpaolo costa 45 punti base di patrimonio — dato che la banca ha 74 miliardi di titoli di Stato in pancia — ma la posizione patrimoniale «rimane molto forte anche in condizioni di stress», ha ricordato Messina citando gli esami Eba di venerdì scorso, dai quali emerge come l’istituto con la quota più alta di patrimonio rispetto al livello richiesto. Il patrimonio attualmente è del 13,7%, tra i più alti d’Europa. Il banchiere non è comunque preoccupato: «Se qualche analista fa scenari da fine del mondo io posso solo dire che noi, come Paese, non siamo in questa situazione. Se poi vogliamo guardare la fine del mondo allora andiamo al cinema. È vero che c’è una situazione in cui c’è una comunicazione particolare da parte del governo. Ma anche la Commissione europea non trasmette una buona comunicazione. Ma va tenuto presente che i fondamentali del Paese sono solidi», è il messaggio rivolto soprattutto ai tanti azionisti esteri della banca. «Non vedo alcuna possibilità che il pil italiano possa crescere di meno dell’1% nel 2019». Per questo «il giusto livello» dello spread dovrebbe essere «di 150 punti base».

Neanche la manovra del governo lo preoccupa, dato che gli impatti legati alla revisione della tassazione sulle banche sono «assolutamente gestibili». Anche perché la banca continua il controllo dei costi, scesi del 3,2% con un rapporto costi/ricavi a 50,5%, tra i migliori del sistema. La solidità emerge anche dal dato sulla raccolta, che è in crescita, e dal calo dei crediti deteriorati. nel terzo trimestre l’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi è stata pari al 9,2%, al lordo delle rettifiche di valore e al 4,5% al netto. Con questi numeri la banca ha già raggiunto il 53% dell’obiettivo di riduzione degli crediti deteriorati.

Fabrizio Massaro

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