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Intesa Sanpaolo, utili a 3,1 miliardi «Sinergie con Ubi oltre il previsto»

Se il mercato aspettava un segnale positivo dal mondo bancario, Intesa Sanpaolo non gliel’ ha fatto mancare. Nei nove mesi più difficili di sempre, la prima banca italiana, una delle big in Europa, ha segnato un utile di 3,o73 miliardi (6,4 miliardi considerando l’avviamento dell’acquisizione di Ubi Banca) superando al 30 settembre l’obiettivo fissato di 3 miliardi per il l’intero 2020. In Piazza Affari il titolo è subito partito al rialzo e dopo aver segnato picchi del 4% ha chiuso in crescita del 3,7% a 1,59 euro. Intesa ora è la seconda banca dell’Eurozona per valore di Borsa con una capitalizzazione di 32 miliardi, dopo Bnp Paribas e prima di Santander.

Annunciando la conferma della politica di distribuzione degli utili e dell’intenzione di chiedere alla Bce il permesso di distribuire cash nel 2021 i dividendi del 2019 portati a riserva e quelli del 2020, il ceo Carlo Messina ha sottolineato la riduzione dello stock dei crediti deteriorati di altri 3 miliardi. A stemperare, almeno per quanto di competenza, l’allarme sulle sofferenze, Messina osservato come il flusso di nuovi crediti deteriorati sia «al livello più basso mai registrato nei nove mesi». Nei prossimi, ha aggiunto il banchiere, «saremo in grado di accelerare il processo di smaltimento dei crediti deteriorati, per la capogruppo ma anche per Ubi Banca».

Al 30 settembre sono stati concessi 66 miliardi circa di nuovo credito a medio e lungo termine (circa 80 miliardi includendo l’area Ubi Banca), dei quali 59 in Italia (73 miliardi con Ubi). Di questi, 47 miliardi sono stati destinati a famiglie e piccole e medie imprese. Da gennaio a settembre 7.600 aziende italiane sono state riportate in bonis da posizioni di credito deteriorato 2020, preservando 38 mila posti di lavoro. Dal 2014, cioè dal primo anno del primo piano industriale di Carlo Messina, le imprese messe in sicurezza sono state circa 120.000 con relativi 600.000 posti di lavoro.

«Nell’ultimo trimestre dell’anno — ha detto ancora Messina — utilizzeremo l’avviamento negativo di Ubi pari a 3,3 miliardi per rendere la banca ancora più forte. Si tratta di un importo superiore alle aspettative» che permetterà di «compensare gli oneri di integrazione, migliorare l’efficienza e — ha ribadito — accelerare la riduzione dei crediti deteriorati».

Seconda in Europa

Per capitalizzazione, Intesa è seconda nella Ue dopo Bnp Paribas e prima di Santander

Il gruppo resta impegnato intanto sul fronte degli aiuti anti-crisi. «Fin dal primo manifestarsi della straordinaria emergenza causata dalla pandemia da Covid-19, la banca ha messo in campo iniziative concrete a sostegno della comunità, dei nostri clienti e delle nostre persone», ha ricordato Messina. «Le risorse sotto forma di donazioni dispiegate per fronteggiare l’emergenza superano i 125 milioni di euro, con un intervento che ha visto la partecipazione oltre che della banca, dei suoi manager, dei dipendenti e dei suoi clienti», ha dettagliato. In tema di responsabilità sociale e culturale Intesa ha ormai da tempo messo in campo iniziative per ridurre la povertà infantile e supportare le persone in difficoltà fornendo, dal 2018, 13 milioni di pasti, 857 mila posti letto, 191 mila medicinali e 134 mila indumenti.

Tornando al bilancio — che ha visto nel terzo trimestre tra le altre cose la «significativa» ripresa di interessi netti (+3,9% sul secondo trimestre) e commissioni nette (+6,7%) — la questione della distribuzione dividendi sospesa dalla Banca centrale europea resta un punto di attenzione per gli investitori. «Non si tratta di una situazione così drammatica per le banche: abbiamo coperture, liquidità in eccesso e capacita’ di gestione degli npl — ha sostenuto Messina — Non stiamo qui ad aspettare che gli impatti negativi della pandemia si materializzino. Certo, alcuni settori sono più sotto pressione di altri ma non possiamo smettere di distribuire dividendi per sempre. E siamo convinti di essere una delle banche meglio posizionate per poter riprendere la distribuzione una volta avuta l’autorizzazione della Bce». La politica della banca prevede un payout ratio pari al 75% del risultato netto per l’esercizio 2020 e al 70% per il prossimo.

«Ho sempre definito Intesa Sanpaolo una macchina per fare risultato. Questo è vero ed ora lo dimostra ancora di più», ha concluso Messina già al lavoro sul nuovo piano d’impresa mentre già si parla di utili verso quota 5 miliardi nel 2022.

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