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Intesa Sanpaolo porta le imprese all’Expo

Intesa Sanpaolo porta le imprese all’Expo: 400 in tutto, selezionate tra le 1.100 che si erano fatte avanti nei mesi scorsi. Infatti, il (meglio del) made in Italy è uno dei piatti forti che il gruppo bancario intende servire ai 20 milioni di visitatori attesi nei 184 giorni dell’Expo, all’interno del padiglione disegnato da Michele De Lucchi e pre-inaugurato ieri dal ceo Carlo Messina.
Al taglio del nastro dell’Expo mancano ancora 37 giorni, degli 80 padiglioni appena una quindicina risulta ultimata e tra questi c’è quello di Ca’ de Sass. Un traguardo che «mi rende incredibilmente orgoglioso», ha dichiarato ieri Messina, ricordando che il piccolo primato centrato nella corsa contro il tempo dell’Expo si affianca ad altri ben più significativi ottenuti dal gruppo negli ultimi mesi, visto che «non c’è nessuna società italiana che oggi in Borsa vale come noi, e nessun altro gruppo che dà lavoro a 100mila persone». Il segreto? «Siamo italiani, e quando andiamo in giro per il mondo lo diciamo con orgoglio», ha evidenziato ancora Messina. Spiegando che in fondo è proprio questa la filosofia che sta dietro al padiglione dell’Expo, dove la banca vuole mettere in vetrina il meglio di casa nostra: la cultura, dunque, visto che nei 1.400 metri quadrati del padiglione nel cuore dell’Expo Intesa ha messo in programma 250 eventi, raccogliendo il meglio delle diverse iniziative di cui è partner, dalla Scala a Mito Settembre musica, per arrivare al jazz, al teatro per ragazzi, alla divulgazione scientifica. E poi le imprese: 400, si diceva, quelle selezionate, appartenenti a tutti i principali settori con una particolare concentrazione sul food, il design e tutto ciò che è innovazione. Molte sono clienti del corporate di Intesa, il 15% è guidato da donne, tutte avranno a disposizione per un giorno parte del padiglione della banca e la possibilità di invitare clienti, giornalisti e fornitori. Forma che, negli auspici di tutti, può diventare sostanza: «Ci aspettiamo tantissimo dall’Expo, la nostra storia si lega molto con le opportunità che ci offre», ha raccontato ieri Paolo Vitelli, ceo di Azimut Benetti Yachts, una delle 400 aziende che saranno ospiti di Intesa, dentro un padiglione dove «c’è tutto ciò che può dare un’anima alla nostra promozione all’estero, dal cibo al paesaggio, dall’arte alla musica», come ha richiamato ancora Vitelli.
Official global partner, Intesa ha investito sull’Expo 30 milioni, cui si aggiungono i due spesi per la realizzazione del padiglione, una scelta presa «quando in pochi ci credevano», ma che ora assume un significato particolare visto che «ci troviamo in un anno unico per l’Italia, perché se non cogliamo questo anno per diventare leader nella crescita, non lo saremo mai più», ha detto ancora Messina. Osando forse per la prima volta alzare l’asticella della crescita possibile del 2015 allo 0,8% e ricordando che Intesa conta di sostenerla con i 37 miliardi di impieghi a medio-lungo termine già messi a budget, «una cifra che possiamo però aumentare in qualunque momento, a patto che ci sia la domanda di credito».
Si vedrà nel corso dell’anno, e senz’altro l’Expo può dare una mano con i 20 milioni di visitatori attesi e i 24 milioni di biglietti che si vogliono vendere, secondo le cifre snocciolate ieri dal commissario unico di Expo, Giuseppe Sala. Quanto a biglietti, per ora, si è toccata quota 8,5 milioni e il traguardo dei 10 milioni entro l’inaugurazione viene considerato alla portata. Certo l’Expo per ora rimane un gigantesco cantiere, 5mila addetti lavorano giorno e notte e degli 80 padiglioni, come si diceva, solo 15 risultano già ultimati. E gli altri? Sala si è detto «fiducioso», assicurando che per il taglio del nastro del primo maggio tutte le aree saranno pronte con la sola eccezione di 4-5 padiglioni al massimo, dove potrebbero ancora mancare le ultime rifiniture interne.
Una situazione abbastanza incoraggiante da poter iniziare a pensare al dopo-Expo: il progetto prevede che i padiglioni siano smontati, ma ciò non toglie che qualcuno possa restare. Come il Waterstone di Intesa, con le sue 6.363 scandole, piccole scaglie di legno bianche che foderano esternamente la struttura e i tre chilometri e mezzo di fibre ottiche con 168mila punti led che le attraversano. L’auspicio, ha detto Sala, è che il padiglione firmato De Lucchi non lasci mai la sede di Rho, pur essendovi semplicemente poggiato.
La banca ci penserà: «Potremmo impiegarlo per iniziative legate all’innovazione, o al terzo settore», ha azzardato Messina. Ma la decisione verrà presa più avanti.

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