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Intesa Sanpaolo, più poteri al consiglio

Intesa Sanpaolo dice addio alla governance duale, ossia al doppio consiglio, di sorveglianza e di gestione, per adottare un nuovo modello in cui il board sarà solo uno. Non si tratta però di un ritorno al passato, al tradizionale consiglio d’amministrazione. Intesa, per la prima volta in Italia, adotterà una nuova articolazione che prevede un allargamento dei poteri del consiglio e il superamento del collegio sindacale, le cui funzioni saranno assunte direttamente dal board a cui spetteranno anche i normali poteri di supervisione strategica e di gestione. 
La nuova governance è stata discussa ieri dal consiglio di sorveglianza, convocato informalmente in vista della riunione decisiva del 31 luglio che dovrà deliberare sulla riforma. La riunione si è aperta con una lunga relazione del presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli, a cui è stata affidata la guida del comitato per la riforma della governance. Il banchiere ha ricostruito l’attività della commissione e spiegato come si è giunti a ritenere migliore il modello «monistico» rispetto al duale che pure ha funzionato bene ed ha rappresentato un punto di forza per l’istituto, il primo in Italia e tra i più solidi in Europa. A otto anni dall’introduzione del duale, scelto nel 2007 per condurre in porto la fusione tra Banca Intesa e il Sanpaolo di Torino, è arrivato però il momento di cambiare. Il consiglio di sorveglianza ha condiviso l’orientamento della commissione, sebbene all’inizio del percorso non tutti erano d’accordo sull’abbandono del sistema duale. In particolare la componente torinese sembrava avere qualche perplessità, che è stata poi superata.
La scelta di ripristinare un unico consiglio risponde a un’esigenza di semplificazione sia dei processi decisionali sia della stessa vita della governance che nella doppia articolazione ha avuto qualche complessità, anche per via di un contesto normativo che non facilita. La commissione, ha spiegato Bazoli, ha esplorato le varie modalità per migliorare l’attuale assetto di governo di Intesa e ha ritenuto che il monistico, nella forma evoluta applicata da molte società europee, rispondesse meglio a questa esigenza. Con il consiglio unico si crea anche un rapporto più stretto tra l’organo di gestione e il consigliere delegato, che dovrebbe essere l’unico rappresentante esecutivo nel board, in prevalenza composto da indipendenti. Secondo quanto è emerso nella riunione di ieri, sarà un consiglio più simile all’attuale sorveglianza che non a quello di gestione.
Una volta approvate, le modifiche allo statuto dovranno essere inviate alla Banca centrale europea per il via libera, previsto al massimo entro 90 giorni. Per la fine dell’anno o al massimo all’inizio del prossimo, secondo la tabella di marcia, l’assemblea di Intesa Sanpaolo dovrebbe dare il via libera alla nuova governance, la cui efficacia però scatterà dalla successiva assemblea, quella di bilancio, in cui verranno nominati con le nuove regole i componenti del consiglio unico.

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