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Intesa Sanpaolo, People’s Bank China nel capitale con il 2%

Intesa Sanpaolo si prepara a intervenire sul modello di governance mentre nel suo azionariato gli investitori internazionali si confermano maggioritaria. L’ultimo ingresso in ordine di tempo è quello di People’s Bank of China che ha comunicato di aver di poco varcato la soglia rilevante del 2%, portandosi al 2,005% del capitale del primo gruppo italiano del credito, una partecipazione dal valore di circa un miliardo di euro. La Banca centrale cinese è una presenza ormai più che consolidata in Piazza Affari, dove sia pure con la politica del 2%, si è esposta con investimenti complessivi per circa 5 miliardi di euro, dopo aver acquisito via via quote nelle principali aziende del listini. Oggi People’s Bank of China è socio rilevante di Eni (2,005%), Enel (2,004%), Generali (2,014%), Prysmian (2,018%), Saipem (2,035%), Telecom Italia (2,081%). La banca del governo cinese risulta esser scesa sotto il 2% in Mediobanca e Fiat Chrysler, ma tra le partite più significative che sta giocando in Italia c’è di sicuro il finanziamento di Chem China per l’Opa su Pirelli. 
La banca centrale affianca dunque nel capitale di Intesa Norges Bank (2,091%) e gli americani di BlackRock divenuti con il 4,897% il secondo socio alle spalle della Compagnia di San Paolo, la fondazione torinese che guida con il 9,380% la compagine italiana degli enti cui fa complessivamente capo meno del 20%, considerato il 4,84 di Cariplo, il 3,353%, di Cariparo (che di recente limato la sua quota) e il 3,248% di Carifirenze. Gli azionisti istituzionali stranieri sono in possesso del 56% del capitale, dal 40% di un anno e mezzo fa quando si è insediato Carlo Messina, il consigliere delegato riportato, nello stesso periodo, la capitalizzazione di Borsa da 25 a quasi 57 miliardi. All’ultima assemblea di bilancio, in aprile, gli internazionali rappresentavano il 60% del capitale presente che a sua volta il 64% del totale.
In questo contesto, il consiglio di Sorveglianza valuterà il prossimo 30 giugno la proposta sulla governance messa a punto dalla commissione costituita ad hoc. La scelta, come è noto, è tra la correzione all’attuale modello dualistico o il suo superamento. Entrambi gli scenari sarebbero stati presi in considerazione dal comitato presieduto da Giovanni Bazoli, che ha svolto approfondimenti anche all’estero, avvalendosi della collaborazioni di esperti. Ma sarà poi il consiglio di sorveglianza a prendere la decisione da sottoporre al voto degli azionisti, in un’assemblea straordinaria che dovrebbe essere convocata in autunno, per rispettare i tempi e poter adottare l’eventuale nuova governance dalla primavera del prossimo anno quando decadono i consigli.
Prima ancora che al vaglio dei soci, le modifiche statutarie, se rilevanti, dovranno essere sottoposte al via libera della Vigilanza, la Banca centrale europea.

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