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«Intesa Sanpaolo non ha bisogno di rivalutare le quota Bankitalia»

Intesa Sanpaolo non ha bisogno della rivalutazione delle proprie quote della Banca d’Italia, visto che ha un eccesso di capitale. Tuttavia se dovesse avere un effetto positivo verrà considerato l’inserimento della plusvalenza a bilancio. Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, apre la porta all’ipotesi di rivalutare le quote detenute in Palazzo Koch. Un messaggio comunicato ieri a margine del convegno della Fabi, a Roma, all’indomani della decisione di Consob di lasciare mani libere ai Cda sull’eventuale rivalutazione delle partecipazioni. Il tema, come noto, nasce dalla decisione dell’Esma, l’organismo in cui sono riunite le authority europee di controllo sui mercati finanziari, di criticare le modalità di contabilizzazione in bilancio da parte delle banche italiane delle plusvalenze legate alla rivalutazione delle quote in Bankitalia. Messina ha comunicato che la decisione verrà presa a fine mese, in occasione del consiglio che approverà i conti. «La Consob – ha detto il banchiere – è stata molto chiara e non ha posto vincoli alla contabilizzazione» della rivalutazione delle quote. A definire il tema, che nasce dalla decisione dell’Esma di sollevare un problema sarà il consiglio del 27 marzo quando «ci adegueremo di conseguenza». «Non ne abbiamo bisogno – ha detto Messina – visto che abbiamo un eccesso di capitale. Ma se c’é la possibilità che abbia un effetto positivo la valuteremo».
Messina ha evidenziato anche la sua contrarietà all’ipotesi di varare una bad bank. «Non abbiamo mai avuto intenzione – ha aggiunto – di fare una bad bank, una scatola dove le sofferenze vanno a morire. La bad bank è un elemento che ogni banca deve esaminare con molta attenzione e non credo sia conveniente fare una società per questo». «Bisogna considerare con molta attenzione – ha concluso Messina – il problema degli incagli con una business unit per riportarli in bonis».
Intesa, ha ribadito il manager, è «pronta a cedere le sue partecipazioni non strategiche» come «abbiamo già fatto per Generali e Pirelli». Il manager, inoltre, ha annunciato l’intenzione di affrontare «l’eccesso di capacità produttiva» con le nuove attività e nuovi mestieri che saranno previsti dal prossimo piano industriale. Entro la fine dell’anno, ha detto Messina, le filiali dell’istituto saranno ridotte da 4.000 a 3.700. Per il banchiere «c’é un eccesso di capacità produttiva rispetto ai ricavi». Tuttavia «se i ricavi cresceranno questo eccesso di capacità produttiva può essere riassorbito».

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