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Intesa Sanpaolo, meno utili e più riserve su crediti

Intesa Sanpaolo non modifica il profilo conservativo che impronta le recenti gestioni: a settembre l’aumento delle coperture su crediti lima gli utili a 218 milioni, dato in linea con le attese. Ma la prima trimestrale dell’ad Carlo Messina è anche la data di nascita del nuovo piano industriale, che uscirà a primavera ma è stato discusso, in nuce, ieri dal consiglio di gestione. Sarà imperniato sulla Banca dei territori, da rilanciare «tramite rafforzamento dei 7 direttori regionali, riduzione dei riporti diretti da 22 a 6, accorpamento di 1.300 filiali, significativa riduzione delle 16 banche locali e la riduzione da 7 a 2 delle società prodotto». Il piano perseguirà «nel medio periodo un rendimento superiore al costo del capitale, per il gruppo e per ciascuna unità». Significa portare tutte le attività di Ca’ de Sass verso un 10% annuo, o venderle. Il Roe consolidato a settembre era al 4,2%.
Prima del nuovo piano, però, labanca pare più attenta ad accrescere patrimonio e riserve, già ai massimi continentali. Così nei nove mesi l’utile netto s’è ridotto a 640 milioni, un miliardo meno del settembre 2012. Tanta prudenza fa temere certi investitoriche il dividendo ne soffra, e l’azione dopo i dati è scesa a 1,73 euro (-2,32%). Peggio dell’indice Stoxx banche Europa (-1,2%), meglio delle rivali italiane ieri. «La distribuzione del dividendo continua a essere una priorità, ma resta inogni caso soggetta al contesto esterno e a norme e provvedimenti delle autorità», ha detto Messina. Benché la banca continui ad accantonare la quota trimestrale di cedola (5 centesimi nel 2012), la revisione degli attividella Bce e gli stress test verso la vigilanza unica europea sono due imponderabili. L’anno scorso Bankitalia, che sta ispezionando le maggiori vigilate, chiese severità nell’accantonare, e vietò di erogare cedole da riserve.
Tornando ai conti, gli interessi netti calano a 2.031 milioni da 2.317, le commissioni salgono bene, a 1.483 milioni da 1.333 l’anno prima, il trading tiene a 401 milioni (erano 623). Le spese del personale scendono ancora e fanno calare i costi da 2.166 a 2.041 milioni: è il dato più forte — i costi fanno – 7% nei nove mesi — e sostiene il risultato operativo a 2.105 milioni (da 2.277). Poi passa la “mannaia” sui 350 miliardi di crediti (in calo da 375) e lima gli utili. A settembre le rettifiche salgono a 1.467 milioni, da 1.198 milioni l’anno prima. La copertura dei crediti deteriorati sale al 44,5% dal 44,2% (34% medio Italia), e le sofferenze sono coperte al 61% (media paese 48,2%). Anche il patrimonio common equity-ratio Basilea 3 sale: all’11,2% dal 10,6% del 2012, e «top in Europa». Messina in conference call ha ribadito l’ottica “laica” sulle partecipazioni, anticipando che l’uscita da Generali varrà subito 82 milioni di plusvalenza, e sul consolidamento: «Credo riguardi le banche più piccole. Non abbiamo alcun interesse, in Italia o in Europa».
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