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Intesa Sanpaolo e Generali ritornano sul mercato dei bond

Due colossi della finanza italiana del calibro di Intesa Sanpaolo e Generali tornano sul mercato obbligazionario con due collocamenti rispettivamente da un miliardo e 750 milioni di euro. Nel caso della banca si è trattato di un titolo triennale unsecured (cioè non garantito) da un miliardo di euro con scadenza 10 luglio 2015 e una cedola del 4,875 per cento. Il collocamento, gestito da Banca Imi, Bnp Paribas, Citigroup e Credit Suisse, è avvenuto con uno spread di 410 punti base sopra il tasso mid swap. Tenuto conto del prezzo di riofferta, il rendimento a scadenza è stato pari al 4,994% annuo. La compagnia di assicurazione triestina invece ha collocato un bond subordinato della durata di 30 anni per 750 milioni di euro che servirà a richiamare il prossimo 20 luglio un bond del Leone in scadenza nel 2022. La cedola è stata del 10,125% nella parte bassa del range ipotizzato alla vigilia (10,125%-10,375%). «Il successo dell’operazione nell’attuale contesto di volatilità dei mercati finanziari attesta la riconosciuta solidità ed affidabilità di Generali», ha commentato il presidente del Leone, Gabriele Galateri. Proprio alla vigilia peraltro alcuni analisti avevano espresso dubbi sul successo di un’operazione di questo tipo considerando il difficile contesto di mercato. Il collocamento è stato chiuso nell’arco di tre ore e ha visto la partecipazione di Barclays, Citigroup, Hsbc, Jp Morgan, Mediobanca, Morgan Stanley e UniCredit. In entrambi i casi si è registrata una buona domanda pari al doppio dell’ammontare offerto. È p positivo poi segnalare il ritorno degli investitori esteri che, nel caso di Intesa, hanno rappresentato il 70% della domanda. Altro paspetto interessante di queste operazioni è la tempistica. I collocamenti infatti sono arrivati dopo un periodo di assenza dal mercato delle società italiane alle prese con difficoltà di rifinanziamento per effetto del “rischio Paese”. Dealogic segnala in particolare che, nell’ultimo trimestre i collocamenti di società italiane sono stati inferiori del 75% rispetto allo stesso periodo del 2011. L’ultima volta che una banca di un Paese periferico aveva collocato un bond “unsecured” risale poi allo scorso 13 marzo quando la spagnola Santander aveva piazzato un bond da un miliardo . p
pUn anno invece è passato dall’ultima volta che un emittente dei Paesi periferici aveva collocato un titolo subordinato, come fatto ieri da Generali. Le ragioni della tempistica di queste operazioni sono da ricercare nel clima che si respira in questi giorni sui mercati finanziari dopo il Consiglio europeo sulla crisi della scorsa settimana. Un vertice a cui, per la prima volta, si è registrato un allentamento del fronte “rigorista” capeggiato dalla Germania con alcune concessioni fatte al fronte dei periferici con il meccanismo anti-spread (chiesto dall’Italia) e la possibilità dui rifinanziamento delle banche tramite il fondo Esm (come voluto dalla Spagna). Il raggiungimento di questi obiettivi è tutt’altro che scontato, come dimostra l’opposizione di Olanda e Finlandia. I mercati tuttavia hanno per il momento sembrano ignorare questi segnali mostrando una certa propensione al rischio.

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