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Intesa Sanpaolo: Cucchiani tre esami da vero banchiere

di Sergio Bocconi

Senza aumenti di capitale e consigli da rinnovare all'orizzonte si potrebbe dire che la strada per Enrico Tomaso Cucchiani, da fine dicembre nuovo amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, sia tutto sommato agevole. Ma non è così, e lui lo sa bene: con questi mercati, con l'economia praticamente in recessione, con gli spread sui Bund che oscillano sempre intorno a quota 500, il mestiere del banchiere è comunque difficile e non è possibile adagiarsi sulla semplice «manutenzione».
In sicurezza
Anzi. Intesa ha già proceduto per tempo a rafforzarsi con un aumento di capitale da 5 miliardi sostenuto da un piano industriale realizzato dal neoministro Corrado Passera nella scorsa primavera; non ha particolari tensioni sui bond visto che nel 2012 quelli in scadenza sono pari a 22 miliardi e per il 44% retail; presenta un core tier 1 a fine settembre pari al 10,2%. Tutti elementi che potrebbero favorire una certa tranquillità. Se non fosse che dall'aumento e dal piano a oggi il mondo è cambiato: con lo spread aumentato di 300 punti e l'economia in chiara frenata, una grande banca retail non può restare ferma. Ciò non significa predisporre un nuovo e diverso business plan, ma sicuramente avere la capacità di adattare gestione, strategie e obiettivi ai nuovi scenari. In sintonia con il top management: per chi, come Cucchiani, entra come capo azienda in una struttura complessa come Intesa prioritario è mantenere il più possibile unita la squadra che lavora con lui in prima linea.
Tutti fermi
Perché coniugare gli obiettivi che un banchiere si propone, assicurare capitalizzazione e solidità patrimoniale, remunerare capitale e azionisti, sostenere lo sviluppo dell'economia che è poi il suo grande cliente, oggi è un'impresa in sé. Non c'è tempo per «svolazzi» strategici come pensare ad acquisizioni, e infatti sui mercati nessuno si muove nonostante i prezzi di tutti siano molto più bassi rispetto alla stagione delle aggregazioni. La strategia è in fondo riassumibile nella «buona gestione», che poi significa assicurare il rigore sui costi (quindi ridurli), rendere più efficiente la banca e l'allocazione dei capitali, aumentare il più possibile l'attenzione alla clientela, anche nella selezione, e assicurare l'aumento delle performance. L'agenda dell'ex consulente di McKinsey ed ex assicuratore di Allianz Cucchiani per il 2012 è in fondo questa. Se non suonasse troppo semplice, sarebbe forse riassumibile nel «tenere i piedi per terra».
Certo, come è stato detto dallo stesso presidente Giovanni Bazoli al momento della scelta del successore di Passera, Cucchiani ha un'esperienza che sicuramente potrà giovare a una crescita all'estero della banca: l'istituto, che pur nella serie storica delle aggregazioni ha compreso nel suo perimetro anche la Comit, in passato la più internazionale delle banche italiane, pur avendo più volte prefissato fra i suoi obiettivi proprio l'espansione oltre confine, è rimasta «domestica», nel senso che l'estero continua a pesare intorno al 10%. Ma proprio il «tedesco» Cucchiani, che fino a ieri sedeva nel vorstand (consiglio di gestione) del colosso assicurativo Allianz e ha coltivato negli anni un network di relazioni internazionali, è consapevole che oggi crescere all'estero non significa, come qualche anno fa, procedere per acquisizioni. Ma rafforzarsi laddove si è già presenti e nelle strutture e nel know how finalizzati ad accompagnare le imprese italiane nel mondo.
Il nodo delle cedole
Se dunque sullo sfondo c'è quanto ha suggerito proprio McKinsey in un recente rapporto sul sistema bancario (gli istituti per mantenere la remunerazione del capitale dovranno ridurre i costi e ridisegnare i business), nell'orizzonte breve ci sono poi in agenda alcuni temi sui quali andranno prese decisioni. In particolare in sede di bilancio, quindi nei primi mesi dell'anno, l'istituto dovrà scegliere se svalutare o no gli avviamenti (come ha fatto Unicredit) e definire il punto, delicato, della remunerazione degli azionisti. Sul primo punto occorre tener conto del fatto che Intesa, diversamente da altri istituti, ha proceduto in passato nelle aggregazioni più che con cash attraverso «carta contro carta». Ciò potrebbe entrare nella valutazione del possibile impatto della scelta contabile.
Per quanto riguarda il dividendo, va detto che per quanto compatibile con la situazione le fondazioni azioniste della banca, che hanno partecipato all'aumento e devono far fronte alle richieste dei rispettivi territori, se lo aspettano. Il core tier 1 a fine settembre (dopo l'impatto dell'acquisizione di Monte Parma), include l'accantonamento per il pagamento di dividendi per 994 milioni, pari alla quota dei nove mesi dell'importo che risulterebbe dalla distribuzione di un dividendo unitario invariato (otto centesimi) sul numero di azioni post aumento. Passera lo ha garantito e Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, lo ha poi ricordato definendosi sul punto «tranquillo». Per Cucchiani sarà il primo banco di prova di fronte ai grandi soci di Intesa Sanpaolo. Tenendo presente però che, nel frattempo, il mondo è appunto cambiato. In peggio.

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