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Intesa Sanpaolo, colpo negli Usa: maxi richiesta per il bond in dollari

A distanza di quasi due anni dall’ultima emissione in dollari, Intesa Sanpaolo torna sul mercato americano con un bond subordinato Tier 2 riservato alla clientela istituzionale. E riscuote, sia in termini di pricing che di domanda, un successo importante a conferma dell’ottima percezione da parte degli investitori oltre Oceano. Il gruppo italiano nella serata di lunedì ha piazzato 1,5 miliardi di dollari suddivisi in due tranche da 750 milioni ciascuna. Il collocamento è avvenuto con una modalità nuova per un banca “non-core” europea: il formato del dual tranche prevede che le emissioni (che hanno scadenze 2032 e 2042) siano richiamabili un anno prima del loro termine. «La presenza di una call un anno prima della scadenza è una struttura che garantisce maggiore efficienza per l’emittente nella gestione del capitale e del requisito Mrel», spiegava ieri una nota del gruppo.

Significativa la domanda, che ha visto con la presenza di oltre 360 ordini per un volume complessivo alla chiusura dei book pari a oltre 9 miliardi di dollari. Ma è in particolare sul prezzo che l’emissione si è distinta. Il rendimento è pari al Treasury+260 punti base per la scadenza a 11 anni e al Treasury+275 punti base per la scadenza a 21 anni, grazie ad «una riduzione molto significativa rispetto alla guidance iniziale, ovvero 40 punti base per la tranche più breve e 30 punti base per quella più lunga», spiega una nota. La flessione, segnala la banca, è quindi superiore a quella che di norma si registra e che è pari in media i 25 punti base.

Domanda e pricing sono insomma segnaletici di un interesse da parte del mercato verso un gruppo bancario che, da parte sua, fa valere elementi di rilevanza agli occhi degli investitori come un buffer di capitale sui requisiti minimi imposti dalla Vigilanza ai vertici in Europa. Gli ordini sono pervenuti per il 78 % da fund manager, seguiti da assicurazioni ed hedge fund con una percentuale del 5%.

Ca’ de Sass torna così a fare un collocamento in valuta non euro anche in una logica di diversificazione. L’ultimo bond in dollari risale al settembre 2019 (senior preferred da 2,5 miliardi) mentre lo scorso anno l’istituto è tornato ad emettere in sterline dopo 10 anni di assenza. Per Alessandro Lolli, responsabile Direzione centrale tesoreria e finanza del gruppo, «il piano di emissioni per il 2021 è sostanzialmente completato salvo particolari opportunità che si dovessero presentare sul mercato anche in funzione dei lavori preparatori del nuovo piano d’impresa», che sarà presentato a febbraio 2022

Bookrunners del bond sono state Barclays, Credit Suisse, Goldman Sachs, HSBC, JP Morgan, Morgan Stanley, Nomura, oltre alla Imi Cib di Intesa che è stata financial advisor.

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