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Intesa Sanpaolo colloca «covered» da un miliardo

Una valanga di emissioni: è quella che si sta riversando in questi giorni sul mercato del debito dove gli investitori avendo liquidità da impiegare stanno sottoscrivendo a man bassa sul primario. Dopo 18 miliardi collocati martedì ieri sono stati toccati 11,1 miliardi, portando il totale emesso nell’ultima settimana a 47,6 miliardi e dell’ultimo mese a 95,5 miliardi di euro. Tra i nuovi deal anche quello di Intesa Sanpaolo che ha collocato un covered bond da un miliardo, scadenza 7 anni, raccogliendo una domanda da 1,5 miliardi di euro. Come per i bond garantiti dell’ultimo periodo, le condizioni hanno visto ancora una volta un forte restringimento degli spread: il bond ha chiuso a 25 punti base sul tasso midswap dopo avere aperto a 30 centesimi. Sul BTp il titolo quota 65 punti base in meno, con una cedola del 0,65 per cento, in una seduta in cui il decennale ha rivisto il minimo dell’1,71 per cento.
Nella ripartizione geografica, gli investitori italiani hanno sottoscritto il 21% del bond, la Germania 19%, Asia e Middle East 19%, Eurosystem 18%, Gran Bretagna 8%, Francia 6%, Benelux 4%, Paesi nordici 3%, Svizzera 1%. Tra gli investitori, banche centrali e istituzioni internazionali hanno rappresentato il 38%, asset management 36%, assicurazioni e fondi pensione 17%, banche 8 per cento. Le banche che hanno seguito il deal Banca Imi, Commerzbank, Crédit Agricole, Danske Bank, Hsbc e Lbbw.
Secondo gli operatori il mercato a questi livelli si sta saturando e questo spiegherebbe i book meno solidi rispetto alle emissioni corprate. Solo per fare un esempio il bond della spagnola Iberdrola per 600 milioni di euro ha raccolto 4 miliardi di ordini: l’operazione era un mix di buy back di tre titoli già in circolazione a cui si è aggiunta una nuova emissione. Sempre presente la Bce intenta a portare avanti il suo programma di acquisto di titoli sia sul primario sia sul secondario mentre gli operatori attendono di capire se darà il via al programma di racquisto anche del titoli di Stato, dopo i covered e gli Abs.
Il viatico è arrivato ieri dalla Corte di Giustizia Ue che ha promosso anche se a determinate condizioni, il programma di Outright Monetary Transactions dell’Eurotower. Il parere non vincolante dell’avvocato della Ue al via libera al piano di acquisti di titoli sul mercato secondario rende il programma «compatibile in linea di principio» con i Trattati dell’Unione.
Il 22 gennaio si riunirà il board della Banca centrale e fino ad allora è prevedibile che il mercato sarà in fibrillazione: finora il piano di acquisto di covered e Abs non ha dato i risultati sperati ovvero di liberare le banche di risorse da fare affluire alla economia reale: ad oggi la Bce ha acquistato 31,3 miliardi di covered bond e 1,8 miliardi di Abs, troppo pochi per avere quella forza d’urto necessaria ad un impatto efficace sul sistema economico.
Un’altra asset class all’attenzione dei mercati è quella high yield . L’ultima analisi di Moody’s riporta che le emissioni dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Asia) hanno toccato 118 miliardi di dollari nel 2014, in linea con i livelli dell’anno precedente. Secondo gli analisti dell’agenzia il settore dell’M&A promette di rimanere un fattore di sostegno cruciale per il comparto anche nel 2015 nel contesto di un mercato che per il resto rimane cauto. «Le emissioni high-yield – si legge nel rapporto della società di rating – sono calate nel quarto trimestre a 13 miliardi di dollari da 30 miliardi nel terzo trimestre e dai circa 18 miliardi di un anno prima. Si è trattato della peggiore performance trimestrale dal 2011». Secondo l’analista Peter Firth, «con le molte incertezze per gli investitori ed emittenti del comparto high-yield, dalla caduta dei prezzi del greggio, alle incertezze sulla Russia ed eventi chiave come le elezioni greche oltre la riunione della Bce a, i mercati della finanza a leva si stanno preparando per un altro mese di grande volatilità».

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