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Intesa Sanpaolo alza ricavi e utili “Nel 2020 la cedola può crescere”

MILANO — Lo sprint dei mercati sullo scorcio del 2019 sostiene i ricavi e i proventi di Intesa Sanpaolo che archivia nell’esercizio un utile netto di 4,18 miliardi, +3,3% sull’anno prima e il migliore dal 2007. La banca batte al rialzo le attese degli operatori, che più volte negli ultimi trimestri ne hanno setacciato le performance, anche all’insegna del “non durerà”. Invece dura, e in Borsa anche ieri sono scattati gli acquisti con l’azione che ha chiuso a 2,35 euro, +2,9% contro un indice Stoxx banche Europa a +1,95%.
Durerà anche quest’anno, per l’ad Carlo Messina: che ha promesso agli investitori «un’ulteriore crescita dell’utile per il 2020 e un dividendo robusto e sostenibile». Con il permesso del Paese, nel quale il banchiere romano vede positivi anticorpi: «Con una stabilità politica la situazione dello spread non può che migliorare – ha detto – . L’Italia ha fondamentali solidi, che confermano la resilienza della sua economia».
A valere sul 2019 la cedola è stata confermata a 0,192 euro, pari a una fetta di 3,4 miliardi (80%) dell’utile. E per il 2020, benché il monte distribuito si ridurrà come previsto al 75% degli utili, la loro crescita organica (e non, vedi i 900 milioni di plusvalenza sull’accordo con Nexi) dovrebbe consentire una crescita. «Chiudiamo un 2019 più complesso del previsto, ma con particolare orgoglio e soddisfazione perché la banca si conferma tra le più solide e profittevoli in Europa – ha aggiunto Messina – . Ci impegniamo per il 2020 a superare l’utile netto del 2019, anche senza contare la plusvalenza di Nexi». Rispondendo a una domanda ha aggiunto: «Ho un’opinione molto positiva sull’acconto sui dividendi. Alla chiusura dei conti inizieremo il processo formale per arrivare a erogare un dividendo intermedio». L’acconto cedola rende più prevedibili e prima disponibili le somme: ma l’iniziativa del cda va approvata dalla Bce, e poi dall’assemblea sociale; per questo non la si potrà introdurre prima del 2021.
La parte migliore dei dati tra ottobre e dicembre è certo il +7,92% delle commissioni rispetto a un anno prima, a 2,17 miliardi. Ma ci sono anche segni di ripresa, benché frazionali, sul margine d’interesse, altro pilastro dei ricavi salito dello 0,6% a 1,747 miliardi. Lo hanno notato, concordi, i commenti ai dati di Jp Morgan, Citi e Santander, che hanno descritto una «presentazione piena di ottimismo». Il patrimonio di vigilanza, benché limato di 10 punti base, è al 14,1% degli attivi di rischio, tra i più alti in Europa. E la banca si conferma «acceleratore dell’economia reale», con 38 miliardi di nuovi crediti a medio-lungo termine a famiglie e imprese nell’anno, oltre che «motore dell’economia sociale», distribuendo in dividendi a un pugno di Fondazioni grandi socie «oltre la metà» del miliardo di euro che tutte le 87 Fondazioni bancarie italiane hanno erogato nel 2019 ai territori.
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