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Intesa Sanpaolo accelera la riforma

Primo passo formale verso il cambio di governance per Intesa Sanpaolo. La superbanca sempre più partecipata dagli investitori internazionali, ormai stabilmente oltre il 50% del capitale, si prepara ad adeguare il modello abbandonando il dualistico, almeno come concepito sin qui. 
Il sistema del doppio livello e dei due consigli, sorveglianza e gestione, che ha consentito la nascita e la stabilità della superbanca negli ultimi otto anni, potrebbe essere rivisto a fondo o superato con l’adozione del cosiddetto monistico, modello che prevede un solo organo consiliare, con i controlli affidati a speciali comitati, anziché al collegio sindacale come avviene con il sistema tradizionale.
Tocca al consiglio di sorveglianza convocato per oggi a Torino, nel nuovo grattacielo, iniziare l’esame degli approfondimenti tecnici preparati negli ultimi mesi da una commissione costituita ad hoc. Se tutto va come nelle attese, il percorso porterà alla costruzione della nuova architettura entro il rinnovo delle cariche, nella primavera del 2016.
Giovanni Bazoli, «padre» della banca Milano-Torino, presidente della sorveglianza e della stessa commissione sulla governance, ha più volte confermato la tabella di marcia, lasciando trasparire l’urgenza di assicurare al primo gruppo italiano del credito nato sulle ceneri dell’ambrosiano un assetto coerente con il futuro.
Bazoli, 83 anni, non si presenterà per un nuovo mandato e la sua preoccupazione in questi mesi è stata quella di sostenere la costruzione della «nuova» Intesa affidata al cinquantenne Carlo Messina, il manager che ha riportato la capitalizzazione di Borsa a 57 miliardi dai 25 dove era precipitata a fine 2013. L’azionariato estero è salito nel frattempo fino al 56% del capitali e nomi importanti si sono fatti largo nella compagine, dagli americani di Blackrock, a People’s bank of China, la banca centrale cinese.
In prospettiva, il peso delle fondazioni subirà ulteriori ridimensionamenti. Entro i prossimi tre anni, Cariparo, Carisbo, Carifirenze e la stessa Compagnia di San Paolo, primo singolo azionista della banca con il 9,4% , dovranno ridurre le proprie quote per portarle alla soglia del 33% del patrimonio, come prevede l’accordo firmato dalle stesse fondazioni con il ministero del Tesoro.
È improbabile che la sorveglianza la convochi subito, ma sarebbe già prevista per settembre, al più tardi per l’autunno, l’assemblea straordinaria che dovrà votare sulla proposta di nuova governance. Prima ancora degli azionisti, sulle eventuali modifiche statutarie dovrà esprimersi la Bce, cui oggi spetta la Vigilanza. Da tempo, è la Banca d’Italia a chiedere la riduzione delle poltrone e un modello più snello, una richiesta che secondo gli addetti ai lavori incrocia bene il sistema monistico.

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