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Intesa Sanpaolo abbatte gli Npl

Con profitti e denaro gestito in crescita, Intesa Sanpaolo si presenta come «bandiera italiana all’estero» e punta a diventare «la banca leader in Europa»: lo ha detto l’a.d. Carlo Messina illustrando i conti dell’anno appena concluso e il piano strategico 2018-2021. L’utile netto nel 2017 è salito del 23% su base annua a 3,813 miliardi di euro.

Includendo il contributo pubblico di 3,5 miliardi per rilevare la Popolare di Vicenza e Veneto banca, questa voce sale a 7,316 mld. Agli azionisti sarà distribuito un dividendo in contanti di 20,3 centesimi ad azione (21,4 per le risparmio), per un totale di 3,4 miliardi. Sul fronte patrimoniale il Cet 1 ratio pro-forma si è posizionato al 14%.

Le cedole rimarranno elevate nei prossimi anni, con un payout all’85% dell’utile nel 2018, all’80% nel 2019, al 75% nel 2020 e al 70% l’anno successivo, quando i profitti sono attesi a 6 miliardi. Ma l’obiettivo che più sta a cuore al timoniere della prima banca italiana è fare pulizia, mettendo finalmente una pietra sopra i crediti deteriorati. «Il de-risking», ha affermato Messina, «è più importante del pagamento dei dividendi». E qui i numeri sono ambiziosi: a fine piano l’incidenza degli Npl (dimezzati a 26,4 miliardi di euro lordi) sui crediti complessivi è prevista al 6% lordo e al 2,9% netto. L’a.d. della Ca’ de Sass, peraltro, ne ha approfittato per togliersi qualche sassolino dalle scarpe a proposito delle regole della vigilanza europea: «Sono assolutamente in disaccordo sul metodo di valutazione, ma sono d’accordo con l’obiettivo sostanziale che è la diminuzione (degli Npl, ndr). Noi facciamo i compiti a casa, perché non chiediamo un approccio diverso, e ora ci aspettiamo lo stesso per Germania e Francia». Il riferimento è agli strumenti finanziari complessi, che abbondano nelle casse degli istituti concorrenti d’oltreconfine.

Quanto al gioiello di famiglia, il risparmio gestito, la continua crescita degli ultimi anni potrà proseguire senza difficoltà e anche gennaio è partito col piede giusto. Le masse gestite di Eurizon sono viste in aumento a circa 400 miliardi di euro dai 314 del 2017. Anche la Cina porterà il suo contributo con 8 miliardi. Messina conta di stringere in tempi brevi un’alleanza con una realtà straniera, conservando però la maggioranza del capitale della sgr. Porte chiuse, invece, al matrimonio con un’altra banca europea: «Non è fattibile, perché le sinergie non sono tali da giustificare la creazione di valore per gli azionisti».

Sul fronte interno si scommette anche sui prodotti assicurativi. Intesa Sanpaolo vuole farsi largo in un settore, quello dei danni non auto, che sta facendo gola a tutti i big delle assicurazioni e non solo, visto il ritardo del mercato italiano. L’obiettivo è diventare numero uno nel non auto per quanto riguarda i privati, posizionandosi inoltre fra i primi quattro nei danni in generale, con premi lordi in crescita da 400 milioni a 2,5 miliardi di euro.

Al di là del conto economico, l’istituto vuole diventare la prima impact bank a livello globale, erogando credito a categorie svantaggiate per circa 1,2 mld. Ciò avverrà, ha sottolineato l’a.d., in linea con un recente discorso di papa Francesco, che ha invitato proprio i banchieri a sostenere chi si trova in condizioni sociali difficili.

Infine Intesa Sanpaolo, primo azionista di Italo con il 19,2%, non considera strategico l’investimento nella società ferroviaria, che lunedì ha ricevuto un’offerta da 1,9 miliardi di euro dal fondo americano Gip.

Massimo Galli

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