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«Intesa Sanpaolo, 45 miliardi per crescere»

«Siamo realmente l’infrastruttura finanziaria di questo Paese. In 11 mesi abbiamo erogato crediti a medio e lungo termine per 45 miliardi, dei quali 40 sono andati a piccole medie imprese e famiglie, con un incremento del 5%». Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, delinea così il ruolo e il modello di banca che «investe nel digitale ma anche nel rapporto con i propri territori», in un’Italia che ha dimostrato di essere un «Paese molto forte».

Il top manager è intervenuto ieri a Bologna nel corso del convegno organizzato da Intesa e Carisbo «La banca, motore dell’economia nel contesto europeo», i cui lavori sono stati aperti dal ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan. Sollecitato dal moderatore, il direttore del Sole 24 Ore Guido Gentili, Messina ha sottolineato che «la domanda di credito è in recupero», e le erogazioni «danno l’idea della ripresa in atto», anche se va tenuto conto di ciò che ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro, il quale ha spiegato che le imprese hanno reagito alla crisi anche con l’autofinanziamento «in modo virtuoso, con un effetto di selezione darwiniana».

«Le nostre imprese sono fra le più forti in Europa», ha detto Messina «e il nostro Paese è più forte di quanto lo si voglia far apparire fuori». Esempio: gli Npl, i crediti deteriorati. «A livello internazionale, sul fronte bancario, «siamo percepiti come in una situazione di maggiore debolezza rispetto altri Paesi europei. Non c’è dubbio che noi contiamo pochissimo. Ci si è concentrati sulle sofferenze italiane, peraltro lorde: quando si parla di 53 miliardi di Npl per Intesa Sanpaolo è assurdo perché sono lordi e ci sono gli accantonamenti». In secondo piano sono rimasti invece i «miliardi di derivati e strutturati presenti nei bilanci di banche tedesche o francesi». Detto questo, «il tema Npl va affrontato e rapidamente perché rappresenta un elemento di fragilità. Ma non sono d’accordo sul metodo: ridurre a zero il valore degli Npl senza garanzie in due anni non ha senso anche perché ci sono molte situazioni in cui si può tornare in bonis rispetto a questi attivi».

Sempre Messina, prima dell’inizio del convegno al quale hanno partecipato anche Gianguido Sacchi Morsiani, presidente di Carisbo, e Romano Prodi, ha detto che Intesa non ha ancora ricevuto da Bce la comunicazione finale del requisito patrimoniale Srep per il 2018: «Ma non ci aspettiamo sorprese».

Sergio Bocconi

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