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Intesa San Paolo primo socio della nuova Risanamento

di Sergio Bocconi

MILANO — Risanamento passa alle banche creditrici. Ieri si è chiuso l’aumento di capitale da 150 milioni previsto dal piano di ristrutturazione ed è stato sottoscritto dagli istituti il 72%. L’inoptato verrà offerto in Borsa nei prossimi giorni, ma le banche si sono già impegnate a rilevare i diritti invenduti. La Borsa ha accolto la notizia dell’aumento con un rialzo del titolo pari al 7,18%a 0,283 euro, solo di un soffio sopra il prezzo d’emissione delle nuove azioni, pari a 0,28 euro. A oggi dunque, su sottoscrizioni per 108 milioni, Intesa Sanpaolo ha rilevato il 38,82%delle azioni offerte, Unicredit il 15,54%, Mps il 3,24%, il Banco Popolare il 3,82%e Bpm il 7,20%. Al termine dell’operazione la geografia dell’assetto proprietario della società un tempo controllata da Luigi Zunino e oggi guidata da Claudio Calabi risulterà radicalmente diversa. Le holding che facevano capo all’ex immobiliarista e che ora sono in liquidazione, passeranno dal 73%al 24,68%. Le banche, in caso di integrale sottoscrizione dell’inoptato da parte degli istituti creditori, risulteranno detenere il 66,18%: Intesa Sanpaolo sarà il primo socio con il 37,43%, Unicredit il secondo con 14,98%, quindi seguiranno la Popolare di Milano con il 6,95%, il Banco Popolare con il 3,69%e il Montepaschi con il 3,13%. Il Mercato, anche perché il titolo possa restare quotato in Borsa, resterà al 9,14%. L’assemblea di fine ottobre dell’anno scorso ha approvato, oltre all’aumento, anche l'altra misura di patrimonializzazione già prevista nell’accordo di ristrutturazione: il prestito convertendo per 250 milioni. Il consiglio ha ricevuto la delega per farlo partire (entro il 2012) e i tempi dovrebbero essere brevi. Ciò significa che l’indebitamento, che al momento del crac superava i 3 miliardi e che alla fine del 2010 risultava ridotto a circa 2 miliardi, potrebbe scendere nei prossimi mesi a quota 1,5. In un anno Calabi ha ceduto l’area ex Falck di Sesto San Giovanni alla cordata guidata da Davide Bizzi per circa 400 milioni, e un immobile a Manhattan per 285 milioni di dollari alla famiglia Safra. Il gruppo ora ha in portafoglio un patrimonio immobiliare a Parigi il cui valore è stimato in circa un miliardo, a fronte di debiti per 870 milioni; due palazzi nel centro di Milano (180 milioni a fronte di un debito equivalente verso Rbs); altri due immobili minori in Italia e l’area di Santa Giulia, che si stima valga 500-600 milioni (a fronte di debiti per 180), ma che rappresenta un nodo complicato visto che è sotto sequestro a causa di presunte irregolarità nelle opere di bonifica. Il piano scade nel 2014, ma da Risanamento sottolineano che con i risultati fin qui ottenuti l’attuazione presenta un anticipo di 12-18 mesi.

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