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Intesa sale oltre il 90% di Ubi Messina: «Una vittoria di tutti»

L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca sfonda la soglia del 90% e chiude con adesioni al 90,206%. La fusione di Ubi nell’istituto guidato da Carlo Messina, una tra le più rilevanti dal Dopoguerra ad oggi, prende dunque ufficialmente inizio: ora il Ceo e i suoi manager, che nell’operazione sono stati assistiti da Mediobanca (con la regia del banker Francesco Canzonieri) e dallo studio legale Gatti Pavesi Bianchi, passeranno alla fase due dell’operazione, quella che porterà all’assorbimento delle attività di Ubi, con l’addio anche al marchio che dal 2007, nato dall’accorpamento fra Banche Popolari Unite e Banca Lombarda, è tradizionalmente vicino soprattutto ai territori di Bergamo e Brescia.

Ieri, ultimo giorno dell’offerta, sono state consegnate 166,2 milioni di azioni (il 14,53% del capitale), che portano il totale a quota 1,03 miliardi. Avendo superato il 90% del capitale di Ubi, ora Intesa Sanpaolo ha l’obbligo di acquistare i titoli rimanenti dagli azionisti che ne dovessero fare richiesta: il pagamento, a scelta del socio, potrà avvenire o in base ai termini dell’opas (17 titoli Intesa ogni 10 azioni Ubi più 0,57 euro cash) oppure interamente in contanti.

La tempistica dei prossimi passi sembra ormai definita. Entro settembre verrà nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Ubi, mentre l’assemblea per la fusione sarà in primavera 2021, facilitata dalle quote di adesioni ottenuta da Intesa Sanpaolo.

Entro fine anno, una volta insediatosi il nuovo board espressione di Intesa Sanpaolo, verrà anche definito il ramo di azienda (con le 532 filiali individuate su indicazione dell’Antitrust per distribuzione territoriale e masse gestite) che passerà a Bper.

Dalla fusione si avvia a nascere il settimo gruppo bancario dell’Eurozona, con 5 miliardi di euro di utili: anche se la grandezza deriva dalle dimensioni tricolori, visto che Intesa Sanpaolo non ha attività di elevate dimensioni al di fuori dell’Italia. Intesa Sanpaolo era infatti già la prima banca italiana per capitalizzazione e per massa gestita, mentre Ubi era nella top-five.

«Oggi portiamo a termine un’operazione che ci vede tutti vincitori: daremo vita a una nuova realtà in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano e di ricoprire un ruolo di leader nello scenario bancario europeo» afferma il ceo Carlo Messina. «Siamo convinti – ha aggiunto – che la nostra banca rappresenterà il pilastro della fase di ripresa che il Paese si pone come principale obiettivo».

Secondo Intesa Sanpaolo, il nuovo gruppo sarà capace di rafforzare il sistema finanziario italiano. Messina ha inoltre dato rassicurazioni e garanzie sulla tutela e valorizzazione del personale di Ubi e sulle aspettative del territorio bresciano e bergamasco, ricco appunto di clientela retail e Pmi.

«Nei prossimi mesi – ha continuato Messina – la valorizzazione dei nuovi colleghi provenienti da Ubi sarà per me un aspetto prioritario». C’è da dire che proprio tra i dipendenti del gruppo acquisito c’è grande attesa per conoscere il futuro di quelle divisioni dell’istituto che in qualche modo sono un “doppione” rispetto a quelle di Ca’ de Sass come l’investment banking, il leasing, il factoring, l’asset management e il private banking, dove è tra i primi operatori in Italia con 34 miliardi in gestione.

Massiah, oltre a una clientela tra le più ricche d’Italia, lascia dunque a Messina un istituto in ottima salute e solido. La rete commerciale di Ubi diretta dal Frederik Geertman vice direttore generale e chief commercial officer ha prodotto in questi anni risultati importati. Basti guardare alle commissioni, che dal 2017 al 2019 sono cresciute del 8%, con un’ulteriore accelerazione nel primo trimestre del 2020 (prima che si esprimesse pienamente l’effetto covid).

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