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Intesa rilancia su risparmio e imprese

«La nostra prima attenzione è per i nostri clienti: dobbiamo garantire l’integrità del patrimonio ai risparmiatori e il supporto negli investimenti alle imprese. Subito dopo, viene il compito dell’assistenza: hanno bisogno e diritto di ricevere una consulenza sempre all’altezza delle loro esigenze. Intendiamo ribadire queste nostre priorità attraverso una gestione prudente e una consulenza sempre più efficiente e competente».
Gian Maria Gros-Pietro, da cinque mesi alla guida del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, sceglie la presentazione dell’Indagine sul risparmio – da 29 anni curata dal Centro Luigi Einaudi – per spiegare, nel dettaglio, la “sua” idea di banca: lo ha fatto ieri mattina a Torino, forse non a caso alla fine di una settimana molto calda per Intesa, con un avvicendamento al vertice dettato dall’esigenza, come ha detto lo stesso Gros-Pietro, di «una nuova modalità di gestione della struttura dirigenziale, per sviluppare maggiormente i rapporti tra il consigliere delegato e i suoi riporti». In sostanza, dice Gros-Pietro, la banca si prepara a rivedere alcune sue modalità operative, e proprio in questa fase il numero uno del Consiglio di Gestione sottolinea quelle che devono essere le priorità per il gruppo: «Dobbiamo essere capaci di una gestione prudente e di una consulenza sempre più efficiente e competente». Per questo, sottolinea, «abbiamo avviato un’operazione di innalzamento del contributo professionale offerto dai nostri collaboratori: abbiamo quasi 100mila dipendenti che stanno facendo bene, vogliamo farli lavorare sempre meglio, mettendo a loro disposizione tutte le migliori soluzioni tecnologiche».
Tutto questo, poi, potrebbe diventare anche il cuore di un nuovo piano industriale, anche se qui – puntualizza Gros-Pietro – «la proposta spetta al consigliere delegato, Carlo Messina, ma io sono fiducioso che ci sarà una risposta positiva». In ogni caso, un posto di primo piano ce l’avrà la Banca dei Territori («Carlo Messina ne é il capo e quindi sarà certamente in cima alle priorità del suo programma di lavoro e della sua attenzione») e in particolare le imprese, se è vero, come assicura Gros-Pietro, che «non solo intendiamo essere ottimi partner, ma diventare sempre di più una banca che sostiene l’attività produttiva». Anche per questo, in fondo, si spiega la presa di posizione esplicitata sul dossier Alitalia, che Intesa sosterrà ancora nel caso in cui saprà esprimere adeguate potenzialità di sviluppo.
Inevitabile, per Gros-Pietro, un cenno alle vicende degli ultimi giorni, e in particolare all’uscita di Enrico Cucchiani. Precisato che sulle sue dimissioni non ha avuto particolare rilevanza il nodo Tassara («Sulla vicenda di Zaleski – ha sottolineato – e su altre simili tutto il sistema bancario è impegnato e si è raggiunta una soluzione comune a tutti i creditori che ha la caratteristica di massimizzare la possibilità di recuperare i capitali immobilizzati in quei crediti»), le ragioni che hanno portato all’uscita di Cucchiani rispondono «a un’esigenza del sistema dirigenziale della nostra banca di sviluppare maggiormente i rapporti tra il Ceo e la prima linea del management». «Cucchiani è un manager di altissimo profilo internazionale che ringrazio per la sua disponibilità a farsi da parte quando ha capito che era per il bene della banca»,
ha concluso Gros-Pietro: «Ha accettato spontaneamente di farsi da parte rinunciando anche alla retribuzione che come consigliere di amministrazione e consigliere delegato gli sarebbe spettata fino alla fine del suo mandato nella primavera 2016».
Intanto il titolo Intesa, tra i più sensibili al clima politico che si respira in Italia, ha messo a segno un’altra seduta record: +4,71 per cento.

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