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Intesa può salire fino al 12,5%

Tutto dipenderà dal prezzo di emissione e dalla risposta del mercato. Ma una certezza c’è già: l’aumento di capitale di Rcs è destinato a ridisegnare profondamente gli equilibri che finora hanno governato via Solferino. Intanto perché ai piani alti si assisterà al «raddoppio» di Intesa Sanpaolo che si giocherà il secondo posto del libro soci del gruppo editoriale con la Fiat degli Agnelli. E poi perché soci storici, come Generali, Italmobiliare, Merloni e (fuori dal patto) la famiglia Benetton, sono destinati a diluirsi in modo sensibile. Un particolare, quest’ultimo, non da poco se si pensa che a luglio pattisti e soci esterni all’accordo si siederanno intorno a un tavolo e solo chi avrà conservato una posizione significativa nel capitale potrà dire la sua sul destino di Rcs. Al momento sarebbe stata individuata nella soglia del 2% lo spartiacque tra soci chiave e non, con il risultato finale che anche quei pattisti, storicamente sotto il 2% (Edison, Mittel, Eridano Finanziaria) pronti a sottoscrivere l’aumento potrebbero essere penalizzati. Si vedrà.
Nell’attesa di vedere come sarà ridisegnata la governance di Rcs, il mercato inizia a ragionare per ipotesi. E traccia una bozza del libro soci post aumento di capitale scommettendo su due fattori chiave: primo che il prezzo di emissione dei nuovi titoli sia in prossimità di 2 euro, ovvero a sconto di oltre il 40% rispetto ai prezzi di borsa; secondo che l’inoptato si attesti intorno al 20%.
In questo quadro Mediobanca dovrebbe conservare la posizione di primo azionista con la quota del 13,6%, cambiano invece le posizioni di Fiat e Intesa Sanpaolo. Il gruppo torinese si è infatti reso disponibile a sottoscrivere parte dell’eventuale inoptato all’interno del patto fino a una quota del 2,805%. Dunque l’attuale quota del 10,2% è destinata a salire al 13% circa. Copione simile per Intesa Sanpaolo. In questo caso l’istituto di Ca’ de Sass si è impegnata a mettere sul piatto tra acquisto di diritti e sottoscrizione di nuove azioni al massimo il 2,5% del capitale, (se i diritti valessero zero) in aggiunta alla quota di pertinenza. Inoltre la stessa Intesa sottoscriverà quasi il 40% dell’inoptato fuori patto relativamente alla garanzia prestata dal consorzio bancario. Posto l’inoptato al 20%, si tratta di circa 30 milioni e dunque il 5% circa post aumento. La banca presieduta da Giovanni Bazoli, dunque, potrebbe salire fino al 12,5% del capitale, appena sotto la Fiat, ma teoricamente anche sopra se, ipotesi remota, l’inoptato fosse più alto.
Di contro sono destinati a diluirsi profondamente i soci che hanno detto no. Generali, oggi al 3,7, scenderà all’1,5%, Merloni dal 2 allo 0,8% e i Benetton dal 4,7% al 2%, forse qualcosa meno. Per Italmobiliare tutto dipenderà da quanto sottoscriverà: se sul 7,4% sottoscrivesse solo per il 5%, il pacchetto peserebbe per il 6% circa, mentre se non seguisse l’aumento si diluirebbe al 3%. Infine, se Giuseppe Rotelli e Diego Della Valle non facessero la loro parte (ma appare assai improbabile) scenderebbero rispettivamente al 6,7% e al 3,5%.

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