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Intesa punta alla licenza bancaria in Australia

L’Australia nel mirino di Intesa Sanpaolo. Già presente a Sidney con un ufficio di rappresentanza, la banca progetta di espandersi nei prossimi mesi aprendo una vera e propria filiale da affiancare nell’area Asia-Pacifico a quelle di Shanghai, Singapore, Tokyo e all’hub di Hong-Kong che coordina le attività nella zona. «Stiamo valutando il rafforzamento in alcuni Paesi e il mercato che attira maggiormente il nostro interesse è quello australiano, dove intendiamo rafforzarci», spiega Gianluca Cugno, responsabile della direzione internazionale della Divisione Cib di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo.
L’obiettivo del gruppo non è un’acquisizione , ma la richiesta alle autorità locali di una licenza per operare in via diretta attraverso una filiale di prossima creazione. Non si tratta certo di inseguire la clientela locale, ma di finanziare progetti legati alle infrastrutture supportando le imprese italiane in Australia: attività che Intesa esercita già, come dimostra Evolution Rail, il progetto da 2 miliardi di dollari australiani per lo sviluppo del sistema metropolitano di trasporti di Melbourne che si è aggiudicato un consorzio dove è presente uno dei clienti principali finanziati dalla banca.
«L’Australia è dotata di un sistema di legge di tipo anglosassone, di fondamentali solidi e di un’economia florida che investe soprattutto nelle infrastrutture attraverso un modello, denominato Private Public Partnership, che prevede la concessione in utilizzo da parte del Governo di un impianto, esistente o da creare, a un consorzio di imprese per un certo numero di anni», conferma Alessandro Vitale, responsabile dell’hub di Hong Kong dove Intesa San Paolo è formalmente presente fin dall’ormai lontano 1976 grazie all’ufficio di rappresentanza del Banco Ambrosiano.
«Il nostro compito – ricorda Vitale – è finanziare i consorzi che si contendono i migliori progetti, all’interno dei quali figurano anche imprese italiane come Salini Impregilo e Ghella». Le infrastrutture sono del resto il principale volano delle attività nella regione Asia-Pacifico, senza dubbio la più dinamica al mondo in questo momento. «L’Asia Development Bank stima che da qui al 2030 nel Continente vi sia un fabbisogno di circa 26mila miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture, trasporti, porti, aeroporti e strade», aggiunge Cugno. Un motivo in più per presidiare il mondo della finanza di prodotto in quell’area.

Maximilian Cellino

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