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Intesa punta al top nei danni

Intesa Sanpaolo vuole diventare leader in Italia nel settore assicurativo. Intanto l’integrazione delle banche venete procede bene, mentre sull’eventuale conversione dei bond di Carige si discuterà a tempo debito: sono i messaggi lanciati dall’a.d. della Ca’ de Sass, Carlo Messina, a margine della Bloomberg European Banking Conference svoltasi a Milano.

Ormai crescere nelle assicurazioni e nel risparmio gestito è un punto nodale per la prima banca italiana. «L’obiettivo principale che ci siamo posti è diventare una delle principali compagnie assicurative nel ramo danni in Italia nei prossimi quattro anni, e la prima nei quattro anni successivi», ha affermato Messina. «Sul vita siamo già la numero uno, ma quest’ultimo è molto più legato a logiche di asset management.

Vogliamo entrare nel settore protection, property and casualties. È un progetto molto importante, che si basa sul rafforzamento della fabbrica di prodotto e sull’assunzione di persone per sostenere il flusso di vendita». Diventare leader in Italia nei danni «non è impossibile, come abbiamo già dimostrato nel vita e nell’asset management».

Gli orizzonti di riferimento non sono, però, solo italiani. Se in seguito alla Brexit alcuni big del credito dovessero lasciare il Regno Unito, per Intesa Sanpaolo potrebbe esserci spazio «per incrementare la presenza in termini di diversificazione, anche non facendo acquisizioni di banche», ha annunciato l’a.d.

Inoltre vi sono spazi per lavorare come advisor finanziario in Cina, sul modello di Fideuram.

Nel frattempo l’integrazione delle ex banche venete «sta andando secondo i piani, sia sul fronte delle sinergie sui ricavi, dove la raccolta diretta e gestita ha ricominciato a crescere, sia sul fronte dei costi. Abbiamo avuto richieste di poter aderire al fondo esuberi, come era nei nostri progetti. La migrazione informatica l’abbiamo prevista entro la fine dell’anno».

Sulla conversione dei bond subordinati di Banca Carige, invece, si ragionerà a tempo debito: «Ci porremo questo problema quando si determinerà, per adesso lo consideriamo un investimento che va bene così», ha sottolineato Messina. «È un investimento che risale al 2010, non è un asset strategico degli ultimi anni. Ce lo troviamo in portafoglio e lo gestiremo al meglio».

Giacomo Berbenni

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