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Intesa, pronto l’accordo sul cdg

Accordo in vista per il consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo. Ieri si è tenuta una nuova riunione del Comitato nomine, cui tocca suggerire alla Sorveglianza la composizione dell’altro board: bocche cucite dentro e fuori dalla banca, ma a quanto si apprende si sarebbero gettate le basi per l’accordo sui dieci nomi. La partita formalmente resta aperta, ma l’obiettivo del vertice di Ca’ de Sass è quello di chiudere entro la fine della settimana – dall’assemblea, d’altronde, sono già trascorsi 15 giorni – e proprio per questo il consiglio di Sorveglianza dovrebbe essere convocato per domani o al massimo per venerdì.
Prima e dopo la riunione del Comitato nomine, ieri sono proseguiti i contatti informali con i principali azionisti di Intesa. Un’opera di mediazione condotta in prima persona dal presidente della banca, Giovanni Bazoli e particolarmente complessa, perché c’è da far quadrare le ambizioni dei soci, le istanze dei manager, le norme sulle quote rosa (che prevedono almeno due donne su un consiglio oltre i 6 membri), le indicazioni di Banca d’Italia e soprattutto la ratio del duale, che con la modifica allo statuto dell’autunno scorso ha ampliato lo spazio destinato ai manager.
Con ogni probabilità i posti nella Gestione saranno dieci e di questi almeno otto sembrano blindati: si tratta del presidente, Gian Maria Gros-Pietro (indicato dalla Compagnia di San Paolo), dei due vice Giovanni Costa (Fondazione Cariparo) e Marcello Sala (Cariplo); insieme a loro, Piera Filippi (Fondazione CrBologna), Giuseppe Morbidelli (Ente CrFirenze) e Carla Ferrari (Compagnia). Tra i manager, invece, oltre alla presenza certa del ceo Enrico Cucchiani e del direttore generale Carlo Messina (Cfo), restano altri due posti da assegnare: uno probabilmente finirà al chief risk officer, Bruno Picca, mentre per il terzo restano in ballo soprattutto gli altri due direttori generali, Giuseppe Castagna e Gaetano Micciché, con l’ingresso di quest’ultimo considerato più probabile. Per agevolare l’accordo, si sarebbe valutata una redistribuzione delle deleghe tra i vari consiglieri e manager: in particolare, si ipotizza un allargamento della competenza della banca dei territori sulle Pmi (spostando in su il tetto dei 150 milioni di fatturato oltre il quale entrano nel portafoglio del corporate) e una possibile riassegnazione della delega sulle partecipate.
Giochi quasi fatti, dunque. Anche se, a quanto si apprende, dentro e fuori dal consiglio di Sorveglianza sarebbe emersa qualche perplessità sui doppi incarichi di qualche consigliere di Gestione in pectore: nel mirino ci sono Costa e Morbidelli, rispettivamente presidenti della Cassa di risparmio del Veneto e della CrFirenze, controllate di Intesa. Peccato, si fa notare, che il documento sulla composizione qualitativa e quantitativa approvato dalla Sorveglianza il 5 marzo scorso suggerisse di evitare la sovrapposizione tra la Gestione e «incarichi in organi amministrativi» di società appartenenti al Gruppo Intesa.

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