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«Intesa, prestati oltre 19 miliardi nel primo semestre»

Se i ritmi di crescita del primo semestre saranno confermati anche nella seconda parte dell’anno, Intesa Sanpaolo potrebbe superare gli obiettivi del 2015 in termini di prestiti erogati.«Nel primo semestre abbiamo erogato 19 miliardi di euro a sostegno dell’economia reale e quindi a fine anno potremmo superare anche i 37 miliardi euro che ci siamo dati come obiettivo», spiega lo stessa amministratore delegato Carlo Messina nel corso di un convegno sulla finanza alle Pmi organizzato dall’istituto a Milano. Una prospettiva, quella tratteggiata dal ceo del gruppo bancario, che si confronta con i 27 miliardi di nuovo credito a medio e lungo termine erogati lo scorso anno. Decisivo, in questo senso, è il supporto della massiccia dose di liquidità attinta dalla banca presso la Bce nel corso delle quattro aste del T-Ltro: oltre 27 miliardi di euro (di cui 15 miliardi solo nel 2015), quasi un quarto dell’intero sistema bancario italiano. Denaro che in questi mesi viene girato alle imprese e che serve a rafforzare la ripresa in atto. 
Anche in questo senso va letto l’accordo siglato con la piccola industria di Confindustria. Al centro della collaborazione un nuovo plafond di 10 miliardi di euro, che si aggiunge ai 35 miliardi già stanziati con gli accordi precedenti, e un programma focalizzato su interventi in tema di crescita, innovazione e Start Up, export e internazionalizzazione. Del resto, secondo il ceo di Intesa, ci troviamo di fronte a «un anno unico per la ripresa del nostro paese».
Ma Messina ricorda anche come il clima di fiducia che sta tornando sul nostro paese stia accompagnando da tempo anche il titolo Intesa Sanpaolo, il cui valore è cresciuto quasi del 50% nel corso dell’ultimo anno. «Su Intesa SanPaolo nel corso dell’ultimo anno e mezzo ci sono stati investimenti tra i 7,5 e i 10 miliardi», dice Messina. Gli ultimi in ordine di tempo a uscire allo scoperto sono stati, la scorsa settimana, i cinesi di People’s Bank of China, oggi soci con il 2,005% del capitale. Ma già prima si erano mossi grandi investitori istituzionali esteri come BlackRock (4,897%) e i norvegesi di Norges Bank (2,091%). Soggetti, dice Messina, che «comprano le azioni della nostra banca in un’ottica di medio periodo» e «guardano alla sostenibilità dei risultati». L’investimento è «una dimostrazione di fiducia non teorica, ma operativa nel Paese, perché noi siamo la sintesi del Paese». E oggi «l’Italia è considerata un’area su cui si può investire in misura significativa».
Messina, che giudica «eccellenti» le recenti misure a favore del credito adottate dal governo (provvedimenti che «nessuno aveva mai avuto il coraggio di fare», è il commento del banchiere), sottolinea che sul fronte delle sofferenze «il trend è cambiato, siamo assolutamente in una nuova fase in cui i flussi di credito deteriorato stanno calando». Nessuna ansia invece per l’esito del referendum in Grecia. Se vinceranno i sì, Atene «tornerà verso l’Europa». Ma anche qualora vincessero i no, «ci sarà volatilità, ma il Qe lascia questa volatilità su margini non preoccupanti».
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